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di LUCIANO COSTA 15 apr 2026 15:04

L’educazione per risvegliare i talenti

Tre giorni per ricordare e, ricordando, accorgersi che questa nostra amata città ha di nuovo la possibilità di sentirsi la stessa che, 140 anni fa, salutava la nascita di un istituto, chiamato Artigianelli, destinato ad assicurare sapere e lavoro a ragazzi e giovani figli della città più povera e dimenticata…; si arricchiva di una piccola officina tipografica, che, rivestita di idee e programmi coraggiosi innovativi e lungimiranti, era destinata a diventare quell’Editrice Queriniana promotrice di cultura, sostenitrice di libertà e testimone di democrazia; misurava la forza di un’opera educativa e sociale proposta sostenuta e voluta da un prete − Giovanni Battista Piamarta − che, senza possedere nulla, incominciava a disegnare cieli e terre nuovi. In aggiunta, Brescia saluterà i 100 anni di attività di un’associazione che, raggruppando gli ex alunni Artigianelli, ha diffuso e sostenuto lo spirito ricevuto in dono dalle scuole dei piamartini.

Ricorderà, soprattutto, il centenario della traslazione della salma di padre Giovanni Battista Piamarta dal cimitero cittadino alla cappella dell’Istituto Artigianelli. L’insieme degli eventi dice che agli Artigianelli va riconosciuto il merito di aver dato a Brescia, grazie agli Artigianelli il primato di scuola finalizzata alla formazione professionale, grazie alla tipografia quello di promozione e diffusione di cultura e grazie all’associazione ex alunni Artigianelli, quello di un volontariato solidale e benefico radicato sul territorio. Per quanto attiene alla traslazione della salma di padre Piamarta, basta ricordare quel che le cronache del tempo sottolinearono… E cioè che in quel giorno − 25 aprile 1926 − il popolo confermò a Padre Piamarta affetto e riconoscenza per il bene seminato. Le intuizioni di padre Piamarta hanno una rilevanza anche nel presente, in un tempo invaso da guerre piuttosto che da orizzonti di pace, popolato da ragazzi e giovani considerati problemi? Per attualizzarlo e renderlo adatto a rispondere alle attese della città dell’uomo, avrebbe ancora bisogno di un “padre Piamarta”, che di fronte a una pur diffusa carità vede la sua insufficienza quando si tratta di affrontare e risolvere i crescenti problemi della gioventù… fino al punto di spingerlo a sostenere che “la carità deve prendere il volto nuovo della promozione umana”. Quando, 14 anni fa, Benedetto XVI proclamò la santità di padre Piamarta, disse che apparteneva “alla grande tribù dei ‘santi della carità’. Oggi qualcuno si chiede se via sia ancora bisogno di preti come il Piamarta, promotori di opere e ispiratori di modi nuovi di essere al servizio dei giovani, delle persone e della città dell’uomo. La risposta più convincente risiede nella comprensione dei fondamentali che segnarono il suo insegnamento: l’educazione, il lavoro, la famiglia.

L’educazione come arte per risvegliare le capacità della persona e dirigerle alla crescita globale attraverso la sua vita con gli altri; il lavoro artigiano e agricolo come via necessaria al sostegno per sé, per la propria famiglia, per quelli che nella società sono in condizione di bisogno; la famiglia come scuola fondamentale di umanità, come lezione di “amore concreto, fatto di sentimenti affettuosi, ma anche di tempo speso, di fatica impegnata, di servizio costante, di un processo di educazione continuo”. Padre Piamarta capì che benessere della famiglia e benessere della società erano strettamente collegati. E agì di conseguenza, insegnando a “fare bene il bene”, aiutando i giovani a diventare “protagonisti del loro futuro”, irrorando il suo tempo di “solidarietà intelligente”, annunciando instancabilmente il Vangelo, restando “dritto e forte, fedele e coraggioso” in ogni evenienza e contrarietà.

LUCIANO COSTA 15 apr 2026 15:04