Le violazioni della Russia
In Russia la libertà di espressione esiste? La Corte europea ha giurisdizione su questo Paese? Una recente sentenza (Corte Europea dei diritti dell’uomo CEDU, sez. III, 11 febbraio 2025, Novaja Gazeta c. Russia) ci riporta alla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, art. 10, violato dal Paese in relazione al conflitto russo – ucraino (Fonte: “Rivista Italiana di Diritto e Procedura Penale”, giugno 2025, pag. 643).
Il tema coinvolge lo stesso significato di “democrazia”. Il fatto: a partire dal 24 febbraio 2022 le autorità russe - invasa l’Ucraina - hanno effettuato una censura sistematica e la repressione del dissenso dei media indipendenti, con sanzioni penali e amministrative in caso di diffusione di informazioni non allineate al Governo e come tali considerate “false”. Sono stati colpiti singoli giornalisti e attivisti e testate (Novaja Gazeta, Dozhd TV). La Russia ha cessato di essere membro del Consiglio d’Europa nel marzo 2022, ma i fatti contestati sono precedenti: la Corte europea ha confermato la competenza a giudicare la violazione − accertata − dell’art. 10 Cedu, sottolineando che le valutazioni giornalistiche critiche e di cronaca punite dalle autorità russe concernevano temi di interesse pubblico (l’aggressione armata, i crimini di guerra), per nulla “fake news”. Vi è stata repressione intimidatoria e indiscriminata del dissenso, non è stato bilanciato il principio di sicurezza nazionale con il diritto all’informazione, i media indipendenti sono stati chiusi, si è ridotto l’accesso a fonti alternative e si è compromessa la funzione democratica della stampa. La sentenza della Corte di Strasburgo conferma la tutela dei diritti fondamentali, che si basano sul dialogo tra giudici nazionali e sovranazionali, onde contrastare le erosioni delle libertà convenzionali e preservare il pluralismo democratico.
La sentenza è rilevante perché condanna per la prima volta la Russia per violazioni sistematiche dell’articolo 10 in occasione di una guerra, e fuori dal consesso degli Stati membri attivi, stabilisce un precedente l’approccio “preventivo” nella tutela della democrazia, consolida la protezione della libertà di espressione nei casi di crisi politica e militare, consente di bilanciare sicurezza e diritti fondamentali, contromisura agli eccessi autoritari. Si tratta di una “prevenzione” pacifica, che bilancia il principio delle “guerre preventive”. Occorre qualche baluardo internazionale a difesa della democrazia, soprattutto in una fase di tracollo mondiale delle regole diplomatiche: si veda il recente armistizio monco fra Usa e Iran, che non impedisce al già condannato Nethanyau di proseguire con i bombardamenti.