lock forward back pause icon-master-sprites-04 volume grid-view list-view fb whatsapp tw gplus yt left right up down cloud sun
di PAOLA ZINI 04 mar 2026 13:11

Le scelte responsabili

In questi giorni in cui il mondo sembra cadere a pezzi prevale un senso diffuso di impotenza. Ci sentiamo spettatori di ciò che accade, travolti da conflitti e guerre, che sembrano superare la nostra capacità di intervento. La narrazione dominante è quella dell’emergenza continua, di un tempo che non concede tregua. In questo clima è facile cedere alla rassegnazione, convincersi che le decisioni vere vengano prese altrove e che il nostro margine di azione sia minimo. Mi chiedo, invece, se sia possibile cogliere nell’attualità uno sprone che ci richiami alla responsabilità delle nostre scelte quotidiane. Il Presidente della Repubblica, intervenendo martedì 3 marzo alla cerimonia di consegna delle onorificenze dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana conferite a cittadini distintisi per atti di eroismo e impegno civile, ha ricordato che a tutti i livelli, dalla vita quotidiana a quella internazionale, si confrontano due modi opposti di pensare: “quello di preoccuparsi soltanto dei propri interessi, imponendosi sugli altri, e quello di condividere invece difficoltà e opportunità, per cercare di conseguire successi insieme”.

Non è una formula retorica, ma una chiave di lettura del nostro tempo. Questa contrapposizione non riguarda solo la politica internazionale; attraversa il lavoro, le relazioni sociali, il modo in cui partecipiamo alla vita pubblica. Ogni giorno siamo posti di fronte a un bivio: chiuderci nella difesa del nostro tornaconto oppure riconoscerci parte di una rete di interdipendenze. Abbiamo un potere di scelta. Non è assoluto, ma è reale. Possiamo perseguire i nostri obiettivi ignorando le esigenze altrui oppure rifiutare la logica della sopraffazione, accettando che la libertà individuale trovi senso solo dentro un orizzonte condiviso. Sentirci parte di una comunità significa riconoscere che ogni azione produce conseguenze, talvolta invisibili ma non per questo irrilevanti. Alla paura e all’indifferenza possiamo contrapporre l’incontro e la solidarietà, non come gesti straordinari ma come pratiche ordinarie: ascolto, rispetto delle regole comuni, partecipazione responsabile. Si potrebbe obiettare che tutto questo non cambierà le sorti del mondo. Forse è vero. Ma l’alternativa è rassegnarci, chiamarci fuori dalle responsabilità, delegare sempre ad altri la cura del bene comune. La posta in gioco non è l’illusione di salvare il mondo da soli, ma la scelta di non contribuire al suo deterioramento. In un tempo segnato da divisioni e conflitti, assumere consapevolmente la propria parte è già un atto controcorrente. Non è poco: è il primo passo per smettere di essere spettatori e tornare a essere cittadini.

(Foto AFP/SIR)


PAOLA ZINI 04 mar 2026 13:11