Noi, comunità e progetto di vita
Ha preso il via ieri a Sotto il Monte il convegno organizzato dal Servizio nazionale per la pastorale delle persone con disabilità della Cei
Ha preso il via ieri a Sotto il Monte, nei luoghi che furono di San Giovanni XXIII, “Noi, comunità e progetto di vita”, il meeting organizzato dal Servizio nazionale per la pastorale delle persone con disabilità della Cei. Giunto alla sesta edizione vede la partecipazione di rappresentanti della Chiesa, della società civile, delle istituzioni sotto un'unica bandiera, quella del “Noi”. Non in contrapposizione a loro o al voi, ma tutti, come un’unica famiglia che cammina insieme e di cui insieme siamo responsabili. "La parola ‘noi’ – ha ricordato suor Veronica Donatello direttrice dell’Ufficio Cei per la pastorale delle persone con disabilità – ci è stata donata da Papa Francesco, al paragrafo 35 della Fratelli tutti quando diceva al mondo piagato dalla pandemia di Covid-19: ‘Voglia il Cielo che alla fine non ci siano più gli altri, ma solo un noi…' Quindi l’obiettivo delle giornate che stiamo vivendo è fare rete, creare una cultura, una mentalità e soprattutto uno stile e una postura che abbiano il senso del noi. Inoltre vogliamo ribadire che ogni persona con disabilità può essere artefice del proprio presente e del proprio futuro”.
Dopo la visita ai luoghi di San Giovanni XXIII “uomo coraggioso, uomo di pace e di speranza e grande visionario”, il convegno è proseguito con un momento di spiritualità a cui hanno partecipato testimoni di altre religioni e l’Ufficio Cei per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso, e la testimonianza de cardinale Jean-Paul Vesco, arcivescovo di Algeri. Il programma del convegno, che si conclude sabato 21 marzo, proporrà 69 storie di inclusione, progettualità e riscatto, che diventeranno il fulcro di tre giorni di incontro a cui prendono parte le diocesi, le realtà associative, il mondo dello sport, gruppi, movimenti, giornalisti, avvocati, docenti, studenti e istituzioni per parlare, in modo trasversale a ogni fascia di età, di come imparare a progettare la vita insieme.
“Il tema dell'inclusione che stiamo trattando – continua suor Donatello - è nell'agenda di tutte le religioni e lo si vive sul piano dell'ecumenismo, come la pace, come la cura per il creato. Il convegno, però, rappresenta la prima volta di un confronto con rappresentanti di altre fedi per aiutarci a cambiare punto di vista, percezione, incontrare l'altro e gli altri, senza paura e senza barriere. Pensiamo che l’apporto dell’ecumenismo sia fondamentale per capire la disabilità”.
Ma il convegno Cei in corso a Bergamo guarda anche ai conflitti attuali e alle nuove disabilità provocate dalle guerre o dal fenomeno migratorio. “Ormai iniziamo ad avere gli invalidi di guerra – sono ancora considerazioni di suor Veronica Donatello - un’espressione che non sentivamo dalla Seconda Guerra mondiale, persone che vivono con i redditi di guerra. È stato presentato un rapporto mesi fa che mostra come anche qui in Italia iniziano a esserci disabilità acquisite non solo per infortuni sul lavoro, incidenti o altro, ma anche dalla guerra. Abbiamo accolto vittime di droni, bambini mutilati, adulti diventati ciechi a seguito di un’esplosione… Quindi sicuramente ci è dato di occuparci del trauma fisico, psicologico, del trauma a livello di famiglia, ma dobbiamo anche pensare a chi rimane lì, perché poi spesso chi resta nei contesti di guerra sono i fragili, gli ultimi, sono coloro che non riescono a scappare o che comunque in una fuga sono considerati un peso. Non possiamo e non dobbiamo anche in questo caso dare solo risposte emergenziali o di cura fisica, ma è necessario accompagnare ad un progetto di vita futuro. Abbiamo dei colleghi che vengono dall'estero, proprio perché siamo chiamati insieme a provare a dare anche delle risposte”. Il convegno si concluderà sabato 21 marzo con l'intervento del ministro per le Disabilità Alessandra Locatelli e la presentazione del Piano triennale di azione sulle persone con disabilità.