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Roma
di PATRIZIA CAIFFA 24 mar 07:35

Anziani, i colpi indiretti del Covid

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È dedicato a loro il focus di marzo della Campagna "Dacci oggi il nostro pane quotidiano" promossa da Caritas italiana e Focsiv per sostenere 64 progetti di Chiese locali e organizzazioni cattoliche messe a dura prova dalla pandemia. Gli effetti sulla terza età sono molto duri, in tutto il mondo

Di Covid si muore anche in modo indiretto, in molti Paesi del mondo. Tanti anziani non hanno infatti la possibilità di accedere alle cure o muoiono di isolamento e solitudine a causa dei lockdown e delle restrizioni, che impediscono loro di stare accanto agli affetti. E tanti nemmeno ce l’hanno una famiglia. E’ inoltre noto che il Covid- 19 colpisce di più le persone anziane, tanto da stimare che le persone oltre gli 80 anni si ammalino 5 volte di più delle altre età. Per non contare l’assenza di welfare e sistemi pensionistici: nei Paesi impoveriti solo il 20% delle persone anziane può contare su una pensione. Anche in tarda età devono continuare a lavorare esponendosi al rischio del contagio per ricavare redditi molto bassi da piccole attività artigianali o commerciali, messe ulteriormente in crisi dal virus. È il drammatico panorama messo in evidenza da Caritas italiana e Focsiv, che nel mese di marzo puntano l’attenzione della Campagna “Dacci oggi il nostro pane quotidiano” proprio su questo tema. La Campagna, lanciata a luglio 2020, sta raccogliendo fondi per sostenere 64 interventi nel mondo e sensibilizzare la comunità cristiana agli effetti della crisi sanitaria sui più poveri. Ad oggi sono stati raccolti circa 250.000 euro, una cifra inferiore agli obiettivi previsti. Per questo motivo le due organizzazioni hanno deciso di proseguire l’iniziativa anche dopo Pasqua, quando lanceranno appelli e raccomandazioni alle istituzioni.

 “Terremo alta l’attenzione perché le conseguenze del virus sono ancora molto impattanti nel mondo – precisa Paolo Beccegato, vicedirettore di Caritas italiana -. Il prolungamento obbligatorio è dovuto dai fatti”. I focus tematici vengono decisi mese per mese. Di sicuro ci sarà una riflessione sul tempo liturgico a Pasqua e poi sul tema della cancellazione o riduzione del debito ai Paesi poveri, perché possano accedere ai vaccini e a programmi sanitari e sociali.

In Italia è stato reso noto proprio in questi giorni un implacabile dato Istat: con il Covid la speranza di vita è scesa a 82,3 anni, nel 2019 era di un anno più alto, 83,2. Nel 2020 – causa l’alto tasso di mortalità – è come se fossero stati annullati i progressi raggiunti in dieci anni. L’isolamento domestico, secondo Caritas e Focsiv, non ha consentito agli anziani neppure una minima attività fisica ed ha acuito in loro la percezione della perdita e il senso di paura per il futuro, costringendoli a rinunciare ai legami affettivi con i propri familiari. “Anche in Italia gli anziani hanno subito un duro colpo – conferma Massimo Pallottino, tra i curatori della Campagna Caritas-Focsiv -. In tante diocesi le Caritas hanno attivato progetti di accompagnamento, dall’assistenza materiale ai servizi sanitari e di medicina mentale. Noi possiamo dare un sostegno ma devono funzionare i servizi territoriali pubblici. Ogni pacco che diamo è una persona che non ha ricevuto l’assistenza che le spettava”.

Ma è nei Paesi del Sud del mondo che l’impatto della pandemia si fa sentire in maniera più drammatica sugli anziani. “Nelle società povere e in transizione, in veloce urbanizzazione, i legami tradizionali si sfaldano e le istituzioni dei Paesi non sono in grado affrontare le sfide dell’invecchiamento”, osserva Pallottino, che è anche responsabile dell’Ufficio Asia e Oceania di Caritas italiana. In Bangladesh, ad esempio, secondo studi pre-Covid il 62% della popolazione anziana è a rischio malnutrizione: “Molte persone sono completamente emarginate, non hanno il supporto delle famiglie e non beneficiano di forme di welfare per la sopravvivenza.

Con la pandemia la situazione è peggiorata, con più povertà e disuguaglianze.Chi era poco protetto prima ora lo sarà ancora meno”. Nei Paesi impoveriti l’assistenza sanitaria e la pensione sono, infatti, un raro lusso per pochi. I figli sono l’unico sostentamento ma se la famiglia non c’è è frequente trovare anziani che mendicano in strada.

Nei Paesi sviluppati, come in Giappone, gli anziani invece “soffrono e muoiono di solitudine”. Addirittura c’è l’assurdo fenomeno di donne e uomini over75 che compiono furtarelli nei negozi per farsi arrestare ed avere vitto e alloggio gratis – e forse compagnia – nelle confortevoli carceri nipponiche. “Dove c’è una urbanizzazione veloce i legami sociali si sfaldano facilmente – constata Pallottino -. Le persone si trasferiscono in grandi città e perdono i legami sociali e culturali”.

PATRIZIA CAIFFA 24 mar 07:35