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Milano
02 mar 2026 17:22

Fibromialgia: la campagna della consapevolezza

Una lettera aperta, indirizzata al Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, a firma di Francesco Piccerillo ( Presidente Associazione Libellula Libera), Annamaria Tinacci ( Presidente Associazione Algea fibromialgia e Dolore Cronico), Ines Sutera (Presidente Associazione Algea Sicilia) e Pietrina Oggianu (Responsabile Regionale Lombardia per Dirittiamoci) a nome di chi soffre di "Sindrome Fibromialgica " in un mondo sempre più sordo ai danni dei più fragili.

"Gentilissima Presidente, sono una persona con fibromialgia! Oggi scrivo perché non posso più permettermi il lusso di stare in silenzio.e come milioni di persone: sono una donna, un uomo, un giovane, un anziano. Vivo in un’Italia che riconosce la mia sofferenza solo a metà: la riconosce quando crollo, quando non riesco a lavorare, quando non dormo da giorni, quando il dolore mi spezza la voce. Ma non la riconosce quando chiedo i diritti e le tutele, i percorsi di cura. Sono malata abbastanza per soffrire, ma non abbastanza per essere protetta. Ogni mattina mi sveglio in un corpo che non ho scelto, in un dolore che non ho provocato, in una stanchezza che non si cura con il riposo. Eppure continuo. Continuo perché la vita non aspetta, perché i figli non aspettano, perché il lavoro non aspetta, perché la società pretende che io sorrida anche quando non riesco a stare in piedi. La fibromialgia non è una debolezza. È una resistenza quotidiana. È una battaglia silenziosa che combatto mentre pago le tasse, mentre lavoro, mentre mi prendo cura degli altri, mentre cerco di non perdere me stessa. Vi scrivo perché non voglio più essere invisibile. Perché non voglio più sentirmi dire 'è stress', 'è ansia', 'è nella tua testa'. Perché non voglio più essere costretta a scegliere tra curarmi e pagare le bollette. Perché non voglio più vedere persone come me abbandonate, giudicate, ridotte a numeri che non contano. Chiedo ciò che dovrebbe essere ovvio: riconoscimento pieno, non a metà;  percorsi di cura accessibili, non privilegi per pochi; tutele lavorative reali, non promesse; formazione per i medici, perché la nostra vita non può dipendere dalla fortuna di incontrare quello giusto; rispetto, perché la dignità non è un optional. Non vi sto chiedendo compassione. Vi sto chiedendo giustizia ed equità. Se oggi vi scrivo è perché, nonostante tutto, continuo a credere che il valore di un Nazione si misuri da come tratta chi non ha voce. E noi, persone con fibromialgia, una voce ce l’abbiamo ed è ora che qualcuno scelga di ascoltarla. Con fatica, con forza e con verità. Una persona con fibromialgia.

La nostra è una campagna che parla a nome di tutti: donne, uomini, giovani, anziani. Persone che vivono in un’Italia che riconosce la loro sofferenza solo quando crollano, ma non quando chiedono tutele. La campagna nasce dalla voce, spesso ignorata, di milioni di persone che convivono ogni giorno con la fibromialgia. Una voce che non chiede pietà, ma riconoscimento, diritti, percorsi di cura e dignità. È una battaglia silenziosa combattuta mentre si lavora, si pagano le tasse, si cresce una famiglia, si cerca di restare in piedi nonostante il dolore. La campagna denuncia una contraddizione profonda: siamo abbastanza malati per soffrire, ma non abbastanza per essere protetti".



@IA

02 mar 2026 17:22