Card. Zuppi: prevalga la forza dell'amore
Le parole dell'Arcivescovo di Bologna, dopo la tragica morte di un uomo dopo essere stato fermato dalla Polizia. Sulla stessa linea anche le riflessioni e i commenti del mondo delle associazioni
In questo momento “non prevalgano l’odio, la violenza, anche verbale e nei social, la strumentalizzazione per nessuna ragione”, ma piuttosto “il rispetto, il dialogo e la giustizia a cui tutti devono affidarsi nel rispetto del diritto e delle Istituzioni”. È quanto invoca l’arcivescovo di Bologna, il card. Matteo Maria Zuppi, il giorno dopo quanto accaduto al Pilastro dove un uomo di origine marocchine, Fakir Abderrahim, è morto dopo essere stato fermato e ammanettato dalla Polizia.
Il presule – si legge in un comunicato diffuso dall’Arcidiocesi – “è vicino nella preghiera a chi soffre per quanto accaduto ieri al Pilastro, dove ha perso la vita una persona, ed esprime vicinanza alla famiglia e a tutti coloro che stanno soffrendo e che sono coinvolti nella drammatica vicenda”. In questa sofferenza, afferma l’arcivescovo, la Chiesa ricorda “di non stancarsi di costruire percorsi di pace, di riconciliazione e di incontro affinché prevalga la forza dell’amore che ci viene donato da Gesù, seminatore di bene nel cuore di ogni persona”.
Mentre divampa la polemica politica per la tragedia avvenuta nella città felsinea è ancora dal mondo dell’associazionismi che arrivano considerazioni e riflessioni per fare in modo che la tragedia non dimentichi l’aspetto umano per essere usata come argomento di mera contrapposizione.
La Croce Rossa italiana, così, esprime “il proprio cordoglio alla famiglia di Abderrahim Fakir e si dichiara a completa disposizione dell’autorità giudiziaria per contribuire a fare piena chiarezza su quanto accaduto”. È quanto si legge in un comunicato stampa nel quale si sottolinea che la Cri, presente al Pilastro con una sua squadra, “sta inoltre collaborando all’indagine interna annunciata dalla Ausl di Bologna – che coordina la Centrale operativa 118 – per valutare le modalità dell’intervento dal punto di vista sanitario e garantire la massima trasparenza sullo svolgimento dei fatti”. “Dalle prime informazioni in nostro possesso – viene precisato –, l’equipaggio Cri in servizio di 118 giunto sul posto – dopo aver richiesto alla centrale operativa l’invio dell’automedica – è intervenuto appena terminato l’intervento degli agenti di Polizia per valutare le condizioni cliniche della persona, procedendo quindi a manovre di rianimazione cardiopolmonare (Rco) protratte fino all’arrivo dell’automedica, che ne ha constatato il decesso”. “La morte di una persona rappresenta sempre un fatto tragico e l’intera comunità di Croce Rossa italiana, composta da 152mila volontarie e volontari che operano quotidianamente a tutela della vita umana, rinnova il suo cordoglio ai cari di Abderrahim Fakir”, conclude il comunicato.
Le Acli esprimono “profondo cordoglio per la morte di Abderrahim Fakir, cittadino di origine marocchina deceduto durante un intervento delle forze dell’ordine nel quartiere Pilastro di Bologna. Alla moglie, ai figli, ai familiari e a quanti gli hanno voluto bene rivolgiamo la nostra sincera vicinanza”. Lo si legge in un comunicato diffuso questa mattina dalle Associazioni cristiane dei lavoratori italiani con il quale si sottolinea che “ogni morte che avviene durante un intervento dello Stato rappresenta un evento di straordinaria gravità. Per questo è indispensabile che venga fatta piena luce sull’accaduto attraverso un’indagine rapida, rigorosa e indipendente. L’autopsia, le immagini registrate dalle bodycam degli agenti e tutti gli elementi raccolti dall’autorità giudiziaria dovranno consentire di ricostruire con precisione la dinamica dei fatti e accertare eventuali responsabilità”. “In uno Stato democratico non possono esserci zone d’ombra quando una persona perde la vita mentre è affidata al controllo delle istituzioni. La ricerca della verità è un diritto della famiglia della vittima, ma anche degli operatori coinvolti e dell’intera collettività”, ammoniscono le Acli, che “ribadiscono il rispetto per il lavoro quotidiano delle donne e degli uomini delle forze dell’ordine, chiamati ad affrontare situazioni spesso complesse e rischiose. Proprio questo rispetto impone che ogni intervento sia sempre ispirato ai principi di legalità, proporzionalità, necessità e tutela della dignità della persona, affinché la sicurezza e i diritti fondamentali procedano insieme e non siano mai percepiti come valori contrapposti”. “Sempre più spesso – viene rilevato – le forze dell’ordine si trovano a gestire episodi in cui la sicurezza pubblica si intreccia con il disagio psichico, le dipendenze o altre condizioni di fragilità, rendendo indispensabile un approccio multidisciplinare che coinvolga, fin dal primo intervento, anche competenze sanitarie e sociosanitarie”. Per le Acli, “questa vicenda richiama allora l’importanza di un investimento continuo nella formazione degli operatori sulle tecniche di contenimento, sulla gestione delle persone in stato di alterazione psicofisica e sull’adozione delle migliori pratiche volte a prevenire eventi tragici durante le operazioni di polizia”. “Solo la piena trasparenza, l’accertamento dei fatti e il rispetto delle garanzie dello Stato di diritto possono rafforzare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e assicurare che giustizia e sicurezza siano realmente al servizio della persona”, concludono le Acli.