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Roma
di REDAZIONE 19 gen 07:47

Conte: la fiducia passa dal Senato

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Alle 9.30 il premier si presenta a palazzo Madama dopo la fiducia ottenuta ieri alla Camera. All'esito del voto è legata la continuità dell'esperienza dell'esecutivo. Facile immaginare che Conte riproponga i contenuti e gli appelli presentati ai deputati. Le reazioni degli onorevoli bresciani al voto di ieri

Con 321 Sì contro 259 No (27 gli astenuti) il governo ha ottenuto la fiducia alla Camera, superando anche la soglia della maggioranza assoluta. Si conclude così il primo tempo della crisi politica che tra poche ore (il discorso del presidente Conte è previsto per le 9.30) in Senato avrà il suo snodo cruciale. Il voto dei deputati è arrivato al termine di una lunga giornata parlamentare che si era aperta a Montecitorio con l’intervento del presidente del Consiglio. Il premier ha parlato di una crisi priva di un “fondamento plausibile”, di un “grave gesto di irresponsabilità” che ha provocato un “profondo sgomento” nel Paese e ha messo in allarme anche le “cancellerie straniere” e l’opinione pubblica internazionale. “Non si può cancellare quello che è accaduto”, ha sottolineato Conte, e ora bisogna “voltare pagina”. Una chiusura senza ripensamenti nei confronti di Italia Viva (nel discorso Renzi non viene mai nominato personalmente) e un’apertura verso “quelle formazioni che si collocano nella più alta tradizione europeista: liberale, popolare, socialista”. Peraltro la discriminante europeista è stata ricordata dal premier anche come uno dei pilastri fondativi dell’attuale governo.

Un modo per marcare un confine netto a destra nei confronti dei cosiddetti partiti sovranisti, vale a dire Lega e FdI, anche se non è un mancato un riconoscimento a tutte le opposizioni che “pur nella dialettica della politica, hanno contribuito ad affrontare passaggi critici”. Un riferimento al voto unitario sulle ripetute richieste di scostamento si bilancio per finanziarie le misure anti-pandemia, nell’imminenza di un nuovo passaggio di questo tipo.

Il presidente del Consiglio ha rivendicato “a testa alta” il modo in cui il governo ha gestito la fase che si è aperta con la pandemia, ma “non con l’arroganza di chi ritiene di non aver commesso errori”, quanto con “la consapevolezza di aver operato con tutte le energie per la comunità nazionale”, dovendo prendere decisioni inedite e talvolta drammatiche, sempre “con il massimo scrupolo e attenzione per i delicati bilanciamenti costituzionali”.

Si è poi soffermato lungamente sugli interventi in materia sanitaria ed economico-sociale, sia quelli già messi in campo, sia quelli che saranno attivi da quest’anno, e ha richiamato l’impegno strategico per il Recovery Plan italiano, la cui bozza è stata presentata alle Camere e sarà oggetto di confronto con le parti sociali.

Le sfide epocali che il Paese ha davanti richiedono “la massima coesione possibile, il più ampio consenso in Parlamento”, ha affermato il premier. E per questo ha lanciato un un appello alle “forze parlamentari volenterose” per “un governo aperto a tutti quelli che hanno a cuore il destino dell’Italia”, a partire dall’alleanza tra M5S, Pd e Leu che resta la “solida base” dell’esecutivo. Alle forze di maggioranza Conte ha assicurato che nei prossimi giorni si metterà mano a “un patto di fine legislatura” e si provvederà anche a “rafforzare la squadra”, quindi a introdurre cambiamenti nella compagine di governo. Tra l’altro ci sono da sostituire i ministri di Italia Viva che si sono dimessi. Il premier ha anticipato che terrà l’interim del ministero dell’Agricoltura solo per il tempo strettamente necessario e designerà, secondo quanto consentito dalla legge, un’“autorità delegata” di sua fiducia per la gestione quotidiana dei servizi di intelligence. Un punto, quest’ultimo, che era stato tra le principali richieste di Renzi (e non solo).

Conte ha anche rilanciato il tema della riforma elettorale in senso proporzionale per bilanciare gli effetti della riduzione del numero dei parlamentari. Un tema che interessa da vicino le formazioni minori centriste e in parte la stessa Forza Italia.

Nel dibattito che è seguito all’intervento del presidente del Consiglio si sono fatte sentire anche le opposizioni. La leader di FdI, Giorgia Meloni, si è scagliata in particolare contro il tentativo di acquisire nuovi sostegni parlamentari al governo che ha definito un “mercimonio” di cui vergognarsi.

Tra poco Conte parlerà a Palazzo Madama dove i numeri delle forze che sostengono attualmente il governo hanno margini molto più ridotti che alla Camera. Per la fiducia, comunque, non è richiesta la maggioranza assoluta, è sufficiente che i Sì siano più di No. Resta da vedere a quale quota si assesteranno i consensi all’esecutivo senza i senatori di Italia Viva e se ci saranno altri apporti dopo l’appello del premier.

Questi i commenti bresciani al voto di ieri alla Camera. Per Alfredo Bazoli, in attesa del superamento delle forche caudine della prova parlamentare, è necessario che l’esecutivo punti a un cambio di passo. “E’ impossibile pensare che possa proseguire a lungo senza un consolidamento pieno della sua maggioranza, appeso a qualche voto preso qua e la’. – scfrive il deputato del Pd sulla sua pagina Facebook - E non si può chiedere al Partito Democratico di continuare a esercitare il suo paziente ruolo di responsabilità nazionale, mentre gli alleati si permettono di alzare la voce e tirare la corda, finendo per apparire il partito del governo a ogni costo.

Nei prossimi giorni vedremo se riusciremo, come mi auguro e spero, a ritrovare le ragioni e le prospettive per una maggioranza solida e larga nell’interesse del paese. Io certamente, per quanto possibile e nel mio modestissimo ruolo, lavorerò per questo. Viceversa il mio timore è che la crisi sia destinata ad avvitarsi in modo irrimediabile, e a percorrere un piano inclinato verso l’epilogo da tutti scongiurato. In quel caso, ciascuno si assumerà le sue responsabilità davanti al Paese”.

Sintetica e senza possibilità di fraintendimenti, invece, la chiusura di Simona Bordonali, deputata leghista, al governo Conte: “No, no, mille volte No a questo governo dannoso e pericoloso per il nostro Paese” è la sentenza lapidaria affidata ai social.

Di segnale positivo per tutta l’Italia, con il sì della Camera a Conte, parla invece Vito Crimi, M5S, in un post dopo il voto di Montecitorio. “È la giusta risposta – afferma l’attuale leader del Movimento - che la politica doveva dare ai cittadini al termine di questa giornata: assunzione di responsabilità e volontà di proseguire l'importante lavoro fin qui realizzato, per affrontare la pandemia e intervenire sulle tante urgenze con azioni concrete, rapide ed efficaci. La crisi di Governo, aperta in modo sconsiderato, rappresenta uno spartiacque. Possiamo ora superarla voltando pagina e realizzando, con il contributo di chi ha davvero a cuore il futuro dell'Italia, il piano di interventi descritti oggi dettagliatamente dal Presidente del Consiglio. In questi due giorni avremmo voluto dedicarci solo ed esclusivamente ai cittadini italiani. Ma non è stato possibile, per ragioni che restano oggettivamente incomprensibili. Mi auguro dunque che si torni a svolgere il nostro dovere al più presto, potendo contare su quella solidità e unità di intenti che sono indispensabili per rilanciare l'azione di Governo con determinazione e rinnovata efficacia”.

Per Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera, non ci sono dubbi. “O si forma una maggioranza diversa da quella attuale e quindi di centrodestra – scrive in un post, ribadendo quanto affermato nel dibattito parlamentare - oppure è meglio un ritorno ordinato alle urne. Non ci sono altre scorciatoie”.

REDAZIONE 19 gen 07:47