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Palermo
di MASSIMO VENTURELLI 03 gen 08:31

Decreto sicurezza: Orlando disobbediente

Il sindaco di Palermo guida il fronte dei primi cittadini che si oppone alle misure in tema di immigrazione contenute nel decreto sicurezza trasformato recentemente in legge dal Parlamento. Perplessità sulle misure introdotte in tema di accoglienza anche da parte del sindaco di Brescia Emilio Del Bono

E’ il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, a guidare il fronte (che col passare delle ore si allarga) dei sindaci che si oppone alle misure in tema di immigrazione contenute nel decreto sicurezza trasformato recentemente in legge dal Parlamento. Il primo cittadino del capoluogo siciliano, con una nota inviata all'ufficio anagrafe, ha dato disposizione di non applicare a Palermo le misure della legge riguardo alle norme che negano la possibilità di concedere la residenza a chi ha un permesso di soggiorno.

L'articolo 13 della nuova legge stabilisce infatti che il permesso di soggiorno rilasciato al richiedente asilo costituisce sì un documento di riconoscimento, ma non basterà più per iscriversi all'anagrafe e quindi avere la residenza. In sostanza i comuni non potranno più rilasciare a chi ha un permesso di soggiorno la carta d'identità e i servizi, come l'iscrizione al Servizio sanitario nazionale (quindi l'Asl) o ai centri per l'impiego, che verranno assicurati solo nel luogo di domicilio, visto che non c'è più la residenza, come un Centro di accoglienza straordinaria o un Centro permanente per il rimpatrio.

"La nuova legge – ha affermato Leoluca Orlando - costituisce un esempio di provvedimento disumano e criminogeno. Per queste ragioni ho disposto formalmente agli uffici di sospendere la sua applicazione perché non posso essere complice di una violazione palese dei diritti umani, previsti dalla Costituzione, nei confronti di persone che sono legalmente presenti sul territorio nazionale. Eliminando la protezione umanitaria trasforma il legale in illegale ed è criminogeno perché siamo in presenza di una violazione dei diritti umani e mi riferisco soprattutto ai minori che al compimento del 18° anno non potranno stare più sul territorio nazionale". Immediata la reazione del ministro dell’Interno Salvini che ha annunciato azioni legali nei confronti dei sindaci “disobbienti”.

Perplessità su questa parte del provvedimento è anche il sindaco di Brescia che, pur senza arrivare alla disobbedienza del “collega” siciliano, nel corso di un’intervista concessa a “La Voce del Popolo” negli ultimi giorni dello scorso anno, ha sottolineato le preoccupazioni per quelli che saranno gli effetti delle restrizioni imposte dalla nuova legge. “Sono, con la Provincia e altri sindaci bresciani, firmatario di una lettera in difesa degli Sprar – ha affermato - perché uno degli effetti negativi del decreto sicurezza in tema di immigrazione è che danneggia queste esperienze virtuose e non ferma quelle che invece sono palesemente speculative”. Per Del Bono si tratta di una vera e propria anomalia “perché sembra esprimere sfiducia nei confronti di un sistema che nei fatti ha dimostrato di funzionare invece che rivolgere le proprie critiche e le proprie attenzioni a ciò che non ha altra giustificazione che il fare cassa senza preoccuparsi eccessivamente di inclusione sociale e integrazione”. Il decreto trasformato in legge rischia per il primo cittadino di Brescia, con il restringimento delle maglie per l’emissione dei premessi di soggiorno per ragioni umanitarie, di aumentare il numero dei clandestini. “Sono convinto – ha continuato - che sia molto meglio sapere dove le persone sono realmente e mantenerle sul territorio con un titolo legale dando loro concrete prospettive di trovare un lavoro e una casa piuttosto che avere persone clandestine che non possono avere contratti di lavoro e di locazione e che sono costrette a vivere di espedienti”.

Per Emilio Del Bono anche a Brescia si vedranno presto i primi effetti della legge. “Non appena prefetture e tribunali cominceranno a pronunciarsi sui titoli di permanenza degli immigrati sul territorio – è il suo parere - cominceremo a vedere gli effetti della legge. Temo che nel corso del 2019 assisteremo a un drastico aumento del numero delle persone andranno in clandestinità Un risultato che espone sicuramente i cittadini all’insicurezza perché la nuova legge finisce col buttare sul territorio di persone che pur di sopravvivere possono lasciarsi tentare dalle proposte delle organizzazioni criminali”.

MASSIMO VENTURELLI 03 gen 08:31