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Rimini
20 ago 00:37

Il futuro si costruisce soltanto insieme

Nel suo intervento al Meeting di Rimini il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha incoraggiato i giovani “a mettersi in gioco per una speranza, per una passione, per una buona causa”. Leggi il suo intervento sui 70 anni della Repubblica e sulle sfide di oggi e di domani

“La nostra società sta invecchiando e ci sono rischi oggettivi che le potenzialità dei giovani vengono compresse. Dobbiamo scongiurare questo pericolo che minaccia la nostra, come altre, società. Anche per questo - in un tempo di cambiamenti epocali come il nostro - è necessario prestare attenzione e dar spazio alla visione dei giovani. Senza farci vincere dalle paure. Dalle paure antiche e da quelle inedite. Attenti a non cadere nell'errore di ritenere nuove false soluzioni già vissute e fallite nel breve Novecento. Non ci difenderemo alzando muri verso l'esterno, o creando barriere divisorie al nostro interno. Al contrario".

(...)

"Viviamo oggi l'epoca dell’io. Intendiamoci: nell'affermazione dell'individuo vi è una intrinseca verità, una crescita della coscienza, una domanda positiva di diritti e di opportunità. Il primato della persona, il riconoscimento della sua integrità e inviolabilità, il principio stesso di uguaglianza tra gli esseri umani hanno tratto alimento da questo percorso storico di affermazione della centralità dell'individuo o, meglio, della persona. L'io non è soltanto identità. E' anche dignità, libertà. Libertà che ci è stato ricordato - da Kant a Martin Luther King - trova il proprio limite nella libertà degli altri, di tutti gli altri. Il punto cruciale è che l'io non è autosufficiente. L'io ha bisogno del tu come l'aria per respirare. L'io contiene l'esigenza di diventare un "noi" proprio per fronteggiare e raggiungere quei traguardi che è stato capace di immaginare. Perché il noi è la comunità. Il noi è anche la storia. Il noi è la democrazia. Andare oltre l'io vuol dire realizzarsi in maniera autentica anche come singoli. Vuol dire anche superare il limite del qui e ora, perché il futuro si costruisce soltanto insieme. A volte sembra persino impossibile pensare oltre il contingente. La discussione pubblica, compresa quella politica, è spesso dominata dal presente. Passare dall'io al noi ci permette di guardare più lontano”.

(…)

“L’altro ci conduce meglio al domani. Insieme si consente alla società di pensarsi migliore domani. Naturalmente occorre sempre fare al meglio oggi ciò che è possibile nelle condizioni date, ma al tempo stesso dobbiamo progettare insieme un futuro migliore per noi, i nostri figli e i nostri nipoti: senza questa dualità, senza questo duplice percorso, la politica diventa sterile o ingannevole. Per spezzare la catena dell'autoreferenzialità, dell'egoismo e, in definitiva, dell'impotenza della politica, e del tessuto sociale è necessario dare il giusto valore all'altro. Dare valore al dialogo. Mettere insieme le speranze e l'amicizia. L'amicizia è una leva della storia. Anche per questo è vero che ‘tu sei un bene per me’. L'egoismo non genera riscatto civile. Può dare a qualcuno l'illusione di farcela da solo, mentre altri soccombono in questi mesi abbiamo assistito a un'esplosione di egoismo e abbiamo visto a cosa può condurre l'egoismo senza limiti, con l'assassinio di tante donne. Atti compiuti da coloro che pensano agli altri soltanto come appendici o dipendenza di sé. La tentazione dell'isolamento rischia di pregiudicare anche le grandi opportunità di comunicazione che la scienza ci mette a disposizione, sovvertendone la funzione. Basta pensare alla tendenza di molti di collegarsi sul web soltanto a quelli che la pensano come loro, in circuiti ristretti e chiusi. Ci si illude così che il mondo appartenga soltanto a chi la pensa come noi, riversando spesso su chi la pensa diversamente soltanto astio e livore. Ne risulta cancellato il confronto delle idee, lo scambio di conoscenza, il valore delle esperienze altrui: in una parola la comunità e la sua tensione culturale. Quando l'io perde l'opportunità del noi, tutta la società diventa più debole e meno creativa”. (…)

“L’amicizia stessa si fonda sul valore delle differenze. Le differenze ci arricchiscono e ci ricordano il principio di non appagamento. Ci spingono a cercare la verità che è presente negli altri”.

(…)  “E' questa la prospettiva con cui affrontare il grande tema politico dell'unità. Unità del nostro Paese. Unità dell'Europa. Unità del genere umano intorno ai diritti fondamentali della persona. L'unità non è soltanto una questione di ordinamento giuridico o di solidità istituzionale. L'unità è anzitutto un fondamento etico e sociale comune, trasfuso in sentimenti e comportamenti vissuti”.

(…)

“L’unità del Paese non è una conquista acquisita una volta per tutte. Passa oggi dalla crescita del Meridione. Dalle concrete opportunità di lavoro per i giovani. Dal contrasto alle povertà e alle diseguaglianze. Dall'occupazione femminile. Dalla conciliazione dei tempi di cura e di lavoro. Da uno sviluppo delle reti sociali e comunitarie, che possono rinnovare e consolidare il welfare senza privarlo del suo carattere universalistico. L'unità del Paese è anche investimento nella ricerca e nei settori strategici, giustizia più efficiente, integrazione e non esclusione di chi è sfavorito dalle condizioni di partenza. Dobbiamo tutti averne cura, avere cura dell'unità e della coesione del nostro Paese. Nessuno può seriamente pensare di farcela da solo. Allargare le divisioni ci rende più deboli. La Repubblica, di cui abbiamo celebrato i settant'anni, è stata una scelta di popolo che ci ha consentito di risalire la china che avevamo percorso in caduta, il baratro nel quale eravamo precipitati negli anni della dittatura, con i lutti e la disperazione della guerra, con le macerie della distruzione”.

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20 ago 00:37