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Roma
11 mag 07:55

Il ritorno di Silvia Romano

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La giovane cooperante milanese rapita in Kenya nel novembre del 2018 è stata liberata in Somalia. Il rientro in Italia e l'abbraccio con i genitori. Ma ci sono altri italiani che sono nelle mani dei rapitori

Silvia Romano è stata liberata! Ringrazio le donne e gli uomini dei nostri servizi di intelligence. Silvia, ti aspettiamo in Italia!". A dare la notizia su twitter è il premier Giuseppe Conte.

Era il 20 novembre del 2018. Silvia Costanza Romano, questo il nome della volontaria, all’epoca 23enne, originaria di Milano, era partita con la onlus marchigiana Africa Milele Onlus (con sede a Fano) per partecipare un progetto di cooperazione internazionale.
Silvia Romano al momento del sequestro si trovava in Kenya proprio con Africa Milele piccola ong marchigiana nata nel 2012 e impegnata attivamente a favore dell’infanzia” a Chakama,  Silvia Romano era stata rapita da un gruppo fondamentalista vicino agli jihadisti di Al-Shabaab, come avevano confermato sin da subito i carabinieri del Ros
Il 20 novembre del 2019, poi, 23 persone tra pirati e jihadisti appartenenti all’organizzazione Al-Shaabab erano stati raggiunti da misure preventive personali e patrimoniali in Somalia in relazione al rapimento di Silvia. I 23 – pirati, capi locali di al Qaeda e mediatori – erano sospettati di aver organizzato e gestito il sequestro della cooperante italiana.

"Sono stata forte e ho resistito; sto bene e non vedo l’ora di tornare in Italia" sono state le prime parole pronunciate dalla cooperante venticinquenne raggiunta in Somalia nella foresteria dell’ambasciata italiana della capitale somala.

“Stiamo provando una grandissima gioia, una forte emozione. Finalmente si è conclusa per il meglio una storia così dolorosa, che ci ha tenuto tutti col fiato sospeso per mesi. E posso confermare che a questo risultato siamo arrivati grazie a un lavoro senza sosta". Queste sono le dichiarazioni di Emanuela Del Re, viceministro agli Affari esteri con delega alla Cooperazione internazionale. Del Re ha evidenziato "la grande mobilitazione" che si   in Italia dopo il sequestro della 24enne, affinchè "non venisse dimenticata e si agisse per la sua liberazione". Una liberazione che alla fine è arrivata "grazie al grandissimo impegno della nostra intelligence e della Farnesina. In questi mesi- ha continuato- si è lavorato senza sosta e anche quando poteva sembrare che intorno a questo caso fosse caduto il silenzio e non si stesse facendo nulla, in realtà il lavoro stava proseguendo. Posso garantire che si trattava di un silenzio opportuno, volto a tutelare la sicurezza di Silvia".

Silvia Romano è atterrata ieri a Ciampino, dove ad attenderla, con i genitori e la sorella, c’erano anche il premier Conte il ministro degli Esteri Di Maio. “Sono serena e durante il sequestro sono stata trattata sempre bene" sono state le prime parole che la cooperante ha ripetuto poco dopo davanti agli inquienti. "Mi hanno assicurato che non sarei stata uccisa, e così è stato. In questi mesi sono stata trasferita frequentemente e sempre in luoghi abitati e alla presenza degli stessi carcerieri".

La soddisfazione per la liberazione e il rientro in Italia di Silvia Romano non fa passare però in secondo piano l’apprensione per gli altri connazionali nelle mani, in diversi Paesi del mondo.

È il caso di padre Luigi Maccalli, ruppo militare di terroristi jihadisti ha rapito padre Luigi Maccalli, religioso appartiene alla Società delle Missioni Africane, rapito in Niger tra il 17 e il 18 settembre 2018 da un gruppo militare di terroristi jihadisti. Padre Paolo Dall’Oglio, invece, è stato sequestrato in Siria quasi 7 anni fa, il 29 luglio 2013. Dall’Oglio, che ha vissuto per quasi 30 anni in Siria, aveva fondato la comunità monastica cattolico-siriaca di Mar Musa. Il suo scopo era promuovere la tolleranza e il dialogo fra le religioni, in particolare fra cristiani e musulmani. Il sequestro avvenne a Raqqa, un anno prima che diventasse la roccaforte del califfato di al-Baghdadi.

11 mag 07:55