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Roma
10 gen 2024 07:40

Oltre al lavoro serve la stabilità economica

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Stefano Tassinari, vicepresidente nazionale delle Acli con delega al Lavoro e al Terzo settore, commenta i dati su Occupati e disoccupati diffusi ieri dall’Istat.

A novembre 2023 prosegue la crescita dell’occupazione che, rispetto al mese precedente, coinvolge solamente i lavoratori dipendenti, saliti a più di 18 milioni 700 mila; con un aumento di 15 mila unità, tornano a crescere anche i dipendenti a termine.
Il numero degli occupati – pari a 23milioni 743mila – è in complesso superiore a quello di novembre 2022 di 520 mila unità. Esse corrispondono a un incremento di 551 mila dipendenti permanenti e 26 mila autonomi mentre il numero dei dipendenti a termine risulta inferiore di 57 mila unità. Su base mensile, il tasso di occupazione è invariato al 61,8%, quello di disoccupazione scende al 7,5%, mentre il tasso di inattività cresce al 33,1%. A certificare questi dati è la ricerca “Occupati e disoccupati” che l’Istat ha presentato ieri.

L’occupazione, dunque, aumenta (+0,1%, pari a +30mila unità) tra le donne (quella maschile rimane sostanzialmente stabile), i dipendenti e gli over 34, mentre cala tra gli autonomi e i 15-34enni. Il tasso di occupazione resta invariato al 61,8%.

Il numero di persone in cerca di lavoro diminuisce (-3,3%, pari a -66mila unità) per uomini e donne e per tutte le classi d’età, con l’eccezione dei 25-34enni tra i quali invece si osserva un aumento. Il tasso di disoccupazione totale scende al 7,5% (-0,2 punti), quello giovanile al 21,0% (-2,5 punti).

La crescita del numero di inattivi (+0,4%, pari a +48mila unità, tra i 15 e i 64 anni) coinvolge uomini, donne e solamente gli individui di età inferiore ai 35 anni; tra i 35-49enni e gli ultracinquantenni gli inattivi sono infatti in calo. Il tasso di inattività sale al 33,1% (+0,1 punti).

Confrontando il trimestre settembre-novembre 2023 con quello precedente (giugno-agosto), si registra un aumento del livello di occupazione pari allo 0,6%, per un totale di 130mila occupati.

La crescita dell’occupazione, osservata nel confronto trimestrale, si associa all’aumento delle persone in cerca di lavoro (+0,7%, pari a +14mila unità) e alla diminuzione degli inattivi (-1,1%, pari a -137mila unità).

Il numero di occupati, a novembre 2023, supera quello di novembre 2022 del 2,2% (+520mila unità). L’aumento coinvolge uomini, donne e tutte le classi d’età, a eccezione dei 35-49enni per effetto della dinamica demografica negativa: il tasso di occupazione, che nel complesso è in aumento di 1,3 punti percentuali, sale anche in questa classe di età (+1,3 punti) perché la diminuzione del numero di occupati 35-49enni è meno marcata di quella della corrispondente popolazione complessiva.

Rispetto a novembre 2022, come conferma la ricerca Istat, calano sia il numero di persone in cerca di lavoro (-3,6%, pari a -71mila unità) sia quello degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-3,6%, pari a -459mila).

“È positivo che aumenti il numero degli occupati ma spesso si tratta di un lavoro di bassa qualità. Dobbiamo infatti tenere presente che il lavoro non è più automaticamente sinonimo di stabilità economica”. Così Stefano Tassinari, vicepresidente nazionale delle Acli con delega al Lavoro e al Terzo settore, ha commentato i dati diffusi ieri dall’Istat.
“Bisognerebbe che l’Istat fornisse anche il numero delle ore lavorate, perché, ormai da parecchi anni, per l’occupazione viene conteggiata anche solo un’ora di lavoro alla settimana”, rileva Tassinari, spiegando che “spesso la crescita si registra nei servizi laddove si tende a creare part-time soprattutto per le donne”. Avere questa informazione, commenta, servirebbe a capire “quanto sia un lavorare meno per lavorare tutti”, situazione “progettata dal mercato e non creata da una logica solidale”.

Nella sua riflessione il vicepresidente delle Acli cita diversi dati diffusi ultimamente, come quello della Banca d’Italia sulla ricchezza degli italiani: “Praticamente metà della popolazione italiana vive in una famiglia che ha una ricchezza netta di 150mila euro”; questo significa che “tendenzialmente il lavoro è cresciuto come numeri, ma si è ridotta la possibilità di stabilizzare la propria famiglia sostanzialmente dal punto di vista economico”.

E se da un lato “il tema della quantità di occupazione comincia ad essere meno problematico”, Tassinari osserva che siamo in presenza “di differenze territoriali” e di “una difficoltà per le donne che, in un caso su due, sono fuori dal mercato del lavoro se diventano mamme”. “Complessivamente – aggiunge – possiamo dire che aumenta l’occupazione ma è più instabile sul piano della capacità di dare stabilità economica”.

“Visto che oggi le aziende non si fanno problemi ad assumere, anzi in alcuni casi fanno fatica a trovare lavoratori, che senso ha concentrare tutto sull’aumento della flessibilità o su strumenti come i voucher?”, domanda il vicepresidente delle Acli, secondo cui “è molto meglio invece concentrarsi di più su come rendere qualitativamente migliore il lavoro” investendo, per esempio, su “formazione permanente, salario minimo”: “Si tratta di mettere in campo soluzioni che rafforzino la permanenza nel mondo del lavoro, facciano crescere la professionalità delle persone, consentano alle persone con scarse competenze di essere preparate e quindi anche di ridurre un po’ il miss-matching”.

10 gen 2024 07:40