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Amatrice
di ANNACHIARA GHISONI 24 lug 2019 08:27

Un desiderio... ad Amatrice

Il racconto dell’esperienza vissuta, su invito della Delegazione Caritas Regione Lombardia, dal “Carrozzone degli artisti” nelle zone colpite dal sisma del 2016. Cittaducale, Accumuli, Borbona, Santa Giusta le località toccate da questa insolita tourneé

“Si parte, ci siete tutti? Avete i vestiti da scena, le scarpe, ah…ricordatevi le federe per i cuscini!”. Ciao, sono una piccola viaggiante in cerca di stelle, dal 27 aprile sto viaggiando con la mia compagnia di amici “Il Carrozzone degli artisti”, viaggiamo su una carrozza di legno cigolante con un piccolo balconcino di fiori e una scritta azzurro cielo sulla porta che dice così: “Esprimi un desiderio”. E’ una compagnia tutta particolare, ognuno con la sua fragilità... pensa che siamo più di cento.

La meraviglia è dettata dall’allegria che si respira in ogni gesto che facciamo, in ogni piazza che visitiamo, in ogni viaggio che intraprendiamo. Così è stato anche per il lungo viaggio che abbiamo fatto, su invito della Delegazione Caritas Regione Lombardia, per arrivare fino a Cittaducale, Amatrice, Accumoli e Borbona, paesi che tre anni fa hanno incontrato la vera fragilità del vivere: la terra gli si è sgretolata sotto i piedi portando via la loro quotidianità.

Siamo arrivati il primo Luglio a Santa Giusta, una frazione di Amatrice, il paese in cui ci hanno ospitato per tutta la settimana. La settimana ha avuto più o meno la stessa routine: colazione insieme - più o meno - qualcuno amava dormire…, poi c’era chi faceva la spesa, chi si occupava del pranzo, chi sistemava qualche pezzo di scenografia e chi studiava, seguiva il pranzo e poi ci si metteva in viaggio alla scoperta di una nuova piazza.

Ogni piazza, ogni paese incontrato è un bacino di storie, un condensato di vita, ogni paese racchiude le sue bellezze e le sue fragilità, lo abbiamo sperimentato in questi tre anni di Carrozzone e lo abbiamo sperimentato in maniera ancora più intensa durante questa settimana.

Sapevamo che non sarebbe stato facile fare lo spettacolo in queste zone, le ferite sono ancora aperte e visibili. Il nostro spettacolo termina con una poesia sulla casa, una poesia che parla della casa dicendo che i mattoni sono le relazioni, le storie, non tanto le pietre, ma è certo che in quel luogo dire la parola “casa” sembrava quasi una bestemmia.

Ci abbiamo provato, entrando in punta di piedi, sussurrando lo spettacolo, accostando il nostro dire ed il nostro fare con delicatezza alle persone che avevamo di fronte con cui abbiamo vissuto quell’esperienza, quell’ora di scambio reciproco, lasciando spazio alla poesia e alla fragilità. Torniamo con una consapevolezza che ci ha regalato una persona del pubblico al termine dello spettacolo ad Amatrice: c’è bisogno di poesia, la bellezza ha bisogno della fragilità e la fragilità ha bisogno della bellezza e della poesia.

ANNACHIARA GHISONI 24 lug 2019 08:27