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Brescia
di PAOLO FONTANA 12 mar 2026 11:54

Bilancio partecipativo? Ni

Recentemente sono stati presentati in Commissione Partecipazione alcuni progetti finanziati dall’amministrazione Castelletti con il coinvolgimento dei Consigli di Quartiere. Il tema è certamente di interesse e rappresenta un primo, seppur timido, passo verso il rafforzamento della partecipazione civica e del ruolo dei quartieri nella vita amministrativa della città.

Il bilancio partecipativo è però una questione di cui si discute a Brescia da tempo. Nella precedente consigliatura, durante l’amministrazione del sindaco Emilio Del Bono, il centrodestra presentò una proposta concreta che prevedeva uno stanziamento annuo di 500.000 euro da destinare a progetti scelti direttamente dai cittadini. Quella proposta venne purtroppo bocciata dalla maggioranza con voto contrario in Consiglio comunale.

Oggi l’amministrazione Castelletti ha deciso di muoversi sullo stesso terreno, ma con un’impostazione che rischia di snaturare lo strumento stesso del bilancio partecipativo. Fin dalle sue origini, infatti, questo modello si fonda su un principio molto chiaro: una parte del bilancio comunale viene destinata a progetti proposti dai cittadini e la scelta finale su quali finanziare avviene attraverso un voto diretto della comunità.

Questo è ciò che accade in molte città europee e anche in diversi comuni della provincia di Brescia che hanno adottato questo strumento. In quei casi i cittadini non sono soltanto chiamati a esprimere idee o suggerimenti, ma hanno la possibilità di decidere concretamente le priorità di spesa.

Nel caso bresciano, invece, questo passaggio fondamentale è stato eliminato. I progetti possono essere presentati e discussi, ma la decisione finale resta nelle mani dell’amministrazione comunale. Non sono i cittadini a scegliere con il voto quali iniziative debbano essere finanziate.

È proprio qui che emerge un’impostazione dell’amministrazione Castelletti che ricorda quello che storicamente veniva definito “centralismo democratico”: si ascoltano le proposte, si raccolgono contributi e suggerimenti, ma la decisione finale resta concentrata al centro, nelle mani di chi governa. In altre parole, la partecipazione diventa consultazione, mentre la scelta resta verticale.

Questa impostazione rischia di trasformare uno strumento nato per distribuire una parte del potere decisionale ai cittadini in un semplice processo consultivo gestito dall’alto. In queste condizioni, anche la definizione stessa di “bilancio partecipativo” appare quantomeno forzata.

Se l’obiettivo è davvero rafforzare la partecipazione dei cittadini e il ruolo dei consigli di quartiere, la strada da percorrere è quella di un vero bilancio partecipativo, nel quale i cittadini non siano soltanto invitati a proporre idee, ma possano anche scegliere direttamente le priorità da finanziare.

La partecipazione non si realizza soltanto ascoltando i cittadini. Si realizza soprattutto quando ai cittadini viene riconosciuta la possibilità di decidere.

PAOLO FONTANA 12 mar 2026 11:54