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MIlano
di REDAZIONE 21 gen 08:36

I nuovi piani industriali della mafia

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La Direzione investigativa antimafia (Dia) ha presentato il Rapporto sull'attività svolta nei primi sei mesi della scorso anno. Corposa è anche la parte dedicata alla Lombardia. Il documento, che rendiconta l'attività di contrasto svolta, consente anche di mappare l'evolversi dell'operatività e dei campi di interesse delle organizzazioni. Al primo posto c'è ancora il traffico di droga.

“Caratterizzata da un florido tessuto produttivo ove coesistono un gran numero di grandi, medie e piccole imprese, la Lombardia è la maggiore piazza finanziaria nazionale. Con i suoi oltre 10 milioni di abitanti è la regione italiana più popolosa, mentre la collocazione geografica e la presenza di importanti scali aerei e vie di comunicazione la rendono, nello stesso tempo, punto nevralgico per i traffici illeciti transnazionali e richiamo per le organizzazioni criminali sia autoctone che allogene, all’occorrenza alleate tra loro. Un Rapporto della Banca d’Italia, pubblicato nel mese di giugno 2019, sottolinea l’ulteriore crescita, nel 2018, per l’economia lombarda, evidenziando non solo l’aumento del Prodotto Interno Lordo (circa l’1,4 per cento) ma anche l’aumento delle attività grazie all’espansione degli investimenti delle imprese, delle esportazioni e dei consumi delle famiglie”.

È questo contesto, descritto nel rapporto sulle attività svolte nel primo semestre 2019 che Direzione investigativa antimafia ha presentato al Parlamento, che suscita gli appetti e gli interessi per la Lombardia, Brescia compresa, nelle principali organizzazioni di stampo mafioso. Un interesse che non si è attenuato, si legge ancora nel rapporto, con la frenata che l’attività economica della regione ha comunque conosciuto lo scorso anno. La Lombardia resta dunque un terreno florido per le mafie che qui, negli ultimi decenni, hanno attecchito, hanno proliferato e si sono evolute.

Secondo la Dia, infatti, oggi in Lombardia sono all’opera le nuove generazioni, orientate non più e non soltanto al controllo del territorio, quanto piuttosto a consolidate capacità economiche e relazionali. I sodalizi organizzati più evoluti prediligono ormai da tempo una strategia “di basso profilo”, raramente palesando connotazioni “militari” ed utilizzando la violenza solo come risorsa aggiuntiva. Una strategia, si legge nel rapporto della Dia, ancor più pericolosa perché consente alle organizzazioni mafiose di restare sotto traccia. Agli imprenditori - che a seconda del loro coinvolgimento assumono la veste di collusi o vittime – l’associazione mafiosa si mostra come un’allettante opportunità imprenditoriale che si realizza, ad esempio, sia attraverso la disponibilità di liquidità ricevuta con interessi usurari (utili a superare una contingente crisi economica), sia con liquidità ricevuta in conto di assegni, bonifici e trasferimenti di denaro per la costituzione di “fondi neri”. Tali modalità, al pari di altre, creano un doppio vincolo, dove opportunità e asservimento all’organizzazione mafiosa diventano legami difficili da recidere.

Il rapporto relativo alle attività svolte dalla Dia nei primi sei mesi dello scorso anno consentono di mappare quali sono i principali “rami d’impresa” delle mafie in Lombardia, dove per un’altra volta ancora, si conferma particolarmente radicata la n’drangheta calabrese (con un locale individuato anche a Lumezzane), anche se non manca la presenza di organizzazioni siciliane. Tra le attività la principale resta ancora quella del traffico di droga, come il numero delle operazioni di contrasto che la Dia e le sue ramificazioni territoriali hanno realizzato nella prima parte dello scorso anno in diverse province lombarde, compresa quella bresciana. Con il 16,02% delle operazioni antidroga svolte sul territorio nazionale, il 7,21 % delle sostanze sequestrate (kg) e il 14,05% delle persone segnalate all’Autorità Giudiziaria, la Lombardia resta la regione in cui le mafie svolgono importanti attività nel campo del traffico di droga e sostanze stupefacenti. Le indagini degli ultimi anni fanno però emergere una nuova e spiccata vocazione delle organizzazioni mafiose che agiscono in Lombardia: quella di infiltrarsi nel mondo imprenditoriale. Non a caso uno spazio significativo, come documenta una serie di operazioni condotte nei primi sei mesi dello scorso anno in Lombardia (alcune delle quali anche nel Bresciano) è riservato nella rapporto al ruolo dei fiancheggiatori, figure insospettabili che prestano opera di consulenza alle organizzazioni mafiose per attività in molteplici settori economico-finanziari. SI tratta, continua la Dia, di figure totalmente asservita alle relative esigenze operative delle organizzazioni mafiose, al fine di assicurare la realizzazione del predominio imprenditoriale, anche attraverso meccanismi di “pulitura” di ingenti quantità di denaro proveniente dalle attività illecite.

Il rapporto evidenzia anche come nel territorio lombardo la criminalità straniera manifesti la sua operatività attraverso attività illecite diversificate, evidenziando modalità d’azione che, pur incidendo in modo elevato sul senso di sicurezza percepita dalla cittadinanza, non sono necessariamente riconducibili a contesti organizzati. Sodalizi più stabili e strutturati risultano attivi nel traffico degli stupefacenti, nell’immigrazione clandestina, nello sfruttamento della prostituzione e nei delitti contro il patrimonio.

Come si legge nel rapporto presentato al Parlamento, è la minuziosa opera di contrasto alle attività criminali di stampo mafioso portata avanti dalla sede centrale e da quelle periferiche, che consente alla Dia una puntale mappatura dell’evoluzione e dei cambiamenti delle organizzazioni mafiose, cambiamenti che vanno di pari passo con quelli conosciuti dai contesti economico-sociali dei territori in cui sono presenti.

REDAZIONE 21 gen 08:36