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di MICHELA NICHOLAIS 05 ago 2026 10:54

Assisi aspetta con gioia Papa Leone

“Assisi aspetta con gioia e con un po’ di ansia l’arrivo di Papa Leone e sorride davanti alla vita e alla gioia di tanti giovani”. Dal convento della Porziuncola, dove tutto sembra rimasto ad otto secoli fa, con il profumo di San Francesco che ancora aleggia tra le mura, fra Massimo Fusarelli, Ministro Generale dell’Ordine dei Frati Minori,  racconta al SIR con gli occhi ma soprattutto con il cuore l’esercito dei 2.500 giovani che hanno pacificamente invaso in questi giorni la città di Assisi per incontrare il suo santo famoso in tutto il mondo insieme al successore di Pietro. Una scelta ben precisa, quella di Papa Leone, che ha deciso di tornare per la seconda volta nella cittadina umbra per festeggiare l’ottavo centenario del Transito di San Francesco fermandosi ad ascoltare la voce del “popolo giovane”. “Il Papa porterà sicuramente ai giovani una parola di speranza e di futuro e li contagerà con la sua forza,  e da frate minore, da francescano – prosegue fra Fusarelli riferendosi alla giornata di domani, che concluderà “GO! Franciscan Youth Meeting” – mi auguro che anche i giovani possano contagiare il Papa, con il loro entusiasmo, la loro preoccupazione ma anche la loro voglia di costruire il futuro. E San Francesco, un giovane che è rimasto in ricerca, inquieto, e che non ha mai smesso questo cammino fino alla fine della sua vita, insieme al Papa sicuramente aiuterà i giovani a proseguire in questa direzione”.

In questi giorni assisi è la capitale dei giovani. E’ una “Gmg francescana”, come qualcuno l’ha definita?

Direi che è un po’ troppo. Subito dopo la 46ma Marcia Francescana, 2.500 giovani europei, provenienti da diverse parti dell’Europa e accompagnati dai frati, stanno lavorando su alcuni temi che legano San Francesco all’attualità.

Papa Leone, tra i quattro appuntamenti ufficiali che noi Ministri Generali gli abbiamo presentato per l’ottavo centenario del Transito di San Francesco ha voluto essere qui, con i giovani, e questo mi sembra molto bello.

I giovani stanno vivendo qui ad Assisi giorni intensi di spiritualità, preghiera, formazione ma anche di incontro, festa e condivisione, Come sta procedendo quello che chiamate il nuovo “Capitolo delle stuoie”?

Sto partecipando ai workshop. Soprattutto mi interessa ascoltare i giovani, vederli, avere occasioni di contatto informale, diretto con loro. Lo abbiamo chiamato nuovo Capitolo delle Stuoie prima di tutto perché veramente i giovani sono accampati ovunque. Oggi ho trovato alcuni di loro esausti per non aver dormito, perché nelle palestre sono troppi e tutto è molto spartano. Anche questa, forse, è una scuola che li costringe ad aiutarsi e a sostenersi. Capitolo delle Stuoie, inoltre, perché la metodologia voluta è quella di far riflettere i  giovani e ascoltarli come protagonisti, grazie alla loro “restituzione”  finale su temi come la casa comune, la pace, le periferie, l’identità, la vocazione. Sono giorni di preghiera e di spiritualità, ma ci  sono anche giovani non credenti. L’incontro stato volutamente lasciato aperto come uno spazio per tutti.

Quali sono i temi dei laboratori che hanno registrato la maggiore partecipazione dei giovani? E come si arriverà ad elaborare la “carta missionaria” che i giovani consegneranno al Papa?

La stanno facendo man mano, ci lavorano dai vari workshop perché sia il loro frutto, magari non perfetto e rifinito ma vero, sia il frutto di questi giorni ma anche del cammino che questi giovani fanno ordinariamente.

Il tema delle periferie li ha interessati molto. Non sono solo la generazione che sta curva sui telefonini:

hanno un’attenzione, o almeno la capacità di sorprendersi e anche di patire un po’ il male del mondo. Può scivolare via subito, siamo nel tempo delle emozioni immediate – vale anche per noi adulti  – però ho visto che sono presi. In uno dei workshop, “Francesco uomo libero”, il modo poetico, letterario, anche con un rap, di cantare San Francesco ha subito attirato la loro attenzione su questa libertà di Francesco, che è stato un giovane e poi un uomo  fuori dagli schemi. E credo che proprio lì ci sia una riserva che attiri sempre i giovani.

Se dovesse svelare con una parola il segreto del fascino di Francesco sulle nuove generazioni, che dura da otto secoli, quale parola userebbe?

La sua umanità, semplicemente. Un’umanità che il Vangelo ha saputo interpretare e che ci continua a parlare in quanto umanità molto umana.  E’ un grande messaggio che umanità e Vangelo, umanità e fede non siano in opposizione, anzi sono chiamate ad incontrarsi. Quello che Francesco trasmette del Vangelo non è una sfera che sta giustapposta alla sua umanità: è tutt’uno, e io credo che questo continui ad  “acchiappare” i giovani, ad agganciarli nel loro desiderio di umanità piena e anche nell’incompiutezza della loro umanità che è in crescita.

Francesco non offre un modello di umanità, ma ci fa vedere un’umanità che è in crescita:

il Francesco giovane, il Francesco più maturo, è rimasto un uomo in cammino, fino alla morte. Prima di morire dice ai suoi frati: “Io ho fatto la mia parte, la vostra ve la insegni Cristo”. Non lascia un manuale da eseguire, lascia uno spartito da interpretare.

Domani sarà una giornata memorabile anche per la comunità francescana. C’è nel suo cuore qualcosa che lei si augura?

Mi auguro che il Papa possa cogliere quello che già conosce, perché ha confessato che prima di essere papa veniva privatamente a pregare alla Porziuncola. Un cuore agostiniano non può non essere francescano, perché  noi francescani abbiamo attinto a piene mani alla tradizione agostiniana, teologica e spirituale. Io spero che il Papa sia un po’ toccato da questo modo di  declinare il Vangelo che i giovani hanno nel nome di Francesco, e che anche i giovani diano al Papa quello scatto, quell’entusiasmo, quella passione di cui penso abbia bisogno, perché la sua missione non è facile. Credo che ci sia un contagio reciproco, tra i giovani e il Papa.

(Foto Vatican Media/SIR)

MICHELA NICHOLAIS 05 ago 2026 10:54