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di GIANFRANCO CADENELLI 02 dic 08:15

Don Cadenelli: appello dall'Albania

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Il fidei donum bresciano con una lettera inviata a "Voce" racconta delle gravi condizioni in cui versa il Paese dopo il terremoto del 26 novembre scorso e chiede un aiuto concreto

Don Gianfranco Cadenelli, fidei donum bresciano, in Albania dal 2002, ha affidato a “Voce” questo appello a pochi giorni dal terremoto che ha colpito pesantemente il Paese.

“Cari amici bresciani! Da 17 anni mi trovo in Albania come missionario, “mandato” dalla Diocesi di Brescia ad annunciare il Vangelo in una terra che, nei secoli, ha sofferto molto, da ogni punto di vista. Terra di martiri, terra di perseguitati, terra di schiacciati, terra di abbandonati! Terra che, dalla fine della dittatura comunista (1990), sta cercando lentamente e faticosamente di riemergere. Il 26 novembre scorso, questa terra ha “tremato” ancora una volta, in modo catastrofico. Il terremoto, di 6.4 gradi, ha dato un altro colpo pesante alla fatica di questo popolo nel suo cammino di “risurrezione.”

Fino ad ora, i dati sono questi: 51 morti, più di 900 feriti e un numero ancora incalcolabile di persone che sono rimaste senza tetto, senza nulla. La bella notizia è che, da tantissime parti, da tantissime persone (albanesi e stranieri) si è sprigionata una solidarietà mai vista prima. In questa tragica circostanza il cuore e la forza dell’umana sensibilità si sono messi in evidenza anche qui.

Per un paio di giorni, anche voi a Brescia, avete avuto possibilità di vedere, attraverso i media, il disastro che si è creato nella zona dell’epicentro, a Durazzo, sulla costa.  E lì che, naturalmente e giustamente, si stanno indirizzando tutti gli aiuti di primo soccorso che vengono da ogni parte. Tende, coperte, cibi caldi, giocattoli per bambini … Al momento, a parte le comprensibili difficoltà di organizzazione e di coordinamento, la solidarietà sta funzionando. Si vede il cuore “di carne” di chi non si tira indietro.

La grande sfida, che non si è sicuri di vincere, è la ricostruzione. È quella di ridare a tutte le famiglie rimaste senza casa la possibilità di abitare sotto un tetto.  So, per esperienza e conoscenza della situazione di debolezza in cui si trova lo stato albanese, che sarà una storia lunga e triste. So che molti “poveri abbandonati” dovranno aspettare molto tempo per essere di nuovo sistemati dignitosamente. Ma questo non ci ferma. Non ferma la volontà di un popolo abituato a soffrire.

Anche noi, come “missione bresciana” sulle montagne al confine con Kossovo e Macedonia (io, quattro suore Dorotee, due generosi collaboratori albanesi, e la coppia di volontari bresciani Raffaele e Francesca), cerchiamo di fare il possibile perché la gente che ha perso tutto abbia almeno un segno di quell’amore preferenziale che Dio ha per i poveri. Per gli aiuti immediati … abbiamo dato tutto quello che avevamo. Non avevamo molto: tre tende, qualche coperta, qualche vestito pesante, un piatto di pasta italiana!

Per il futuro, per la ricostruzione … speriamo, con il vostro aiuto, di poter fare qualcosa di più! Qui nella mia parrocchia, che è grande come circa la metà della Diocesi di Brescia, il terremoto è stato più benevolo … ci ha risparmiati. Ma ci sono comunque 38 famiglie che sono rimaste senza casa e un centinaio di case inagibili fino a quando non si faranno interventi di consolidamento. In maggioranza sono tutte case povere, di poveri, di gente che non ha lavoro, che vive di agricoltura famigliare e di pastorizia … Molti di loro non vogliono abbandonarle perché hanno mucca e le pecore nel prato. Hanno mandato via i bambini, in case di parenti e conoscenti, ma i genitori vivono lì, accanto alle stanze senza tetto, per mungere la mucca e portare il latte ai figli.

Oltre agli aiuti immediati (che ci stanno arrivando anche attraverso turisti del nord-Europa che sono passati qui da noi!) e che cerchiamo di distribuire al meglio, il mio sogno è di aiutare alcune famiglie, le più danneggiate della mia parrocchia, ad avere un tetto nei prossimi mesi di primavera. Sarà un segno indelebile che i missionari venuti da Brescia lasceranno nella memoria di questa povera gente. Il mio sogno è che possano vedere, nella loro vita concreta, il tocco di Dio misericordioso che sentono annunciare dalle mie parole!

La Caritas Diocesana di Brescia, in collaborazione con L’Ufficio missionario della Diocesi, si sono attivati per offrirci un supporto nella raccolta di offerte. Questo mio appello vuole aiutare questa raccolta. E’ bene unire le forze. Eccovi le possibilità per donare quello che potete”. Non so quante case riusciremo a ricostruire … magari solo una! Ma il segno sarà dato.

Grazie a tutti voi, ai giornali che mi danno questo spazio, a tutti gli “amici dell’Albania” che in questi lunghi 17 anni mi sono stati vicino e che non saranno distanti neppure in questa circostanza. Il Signore vi benedica tutti!”

All’appello del sacerdote bresciano, come ha egli stesso ricordato nella sua lettera, hanno già risposto Caritas e Ufficio per le missioni ricordando che gli aiuti per la popolazione albanese possono essere indirizzati alla Caritas diocesana con questi canali: Causale “Terremoto Albania”: c/c postale n° 10510253 intestato a Caritas Bresciana; c/c bancario intestato a Diocesi di Brescia - Ufficio Caritas presso UBI BANCA SPA - filiale Brescia 5, IBAN: IT 23 X 03111 11205 000000007051; c/c bancario intestato a Fondazione Opera Caritas San Martino - ramo Onlus presso Banca Intesa Sanpaolo, IBAN: IT 82 C 03069 09606 100000002695 ).

GIANFRANCO CADENELLI 02 dic 08:15