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Yaoundé
di ILARIA TINELLI 20 apr 2026 15:00

Camerun: il racconto di una fidei donum bresciana

Papa Leone è partito, ma nei nostri cuori camerunensi rimbombano molteplici emozioni. L'ultimo saluto fatto alla popolazione camerunense si è svolto all'aeroporto militare di Yaoundé, mentre nell'omelia ci parlava di pace, tutt'attorno poliziotti, militari e guardie presidenziali armate camminavano per garantire la sicurezza in un Paese in cui in alcune zona ancora c'è la guerra. Leone XIV ci ha mostrato coraggio e determinazione per un mondo più pacifico, visitando Bamenda, una città della zona nord-ovest del Camerun, in cui ancora è pericoloso recarsi. Durante la sua visita nella zona anglofona, ci ha ricordato tramite un gesto forte - far volare delle colombe - come sia importante che tutte le guerre pongano fine. Ha invitato a "trasformare la storia" e ricostruire il tessuto sociale ora esortando alla riconciliazione, dimostrando coraggio nel cambiamento e ricordando che è importante condannare lo sfruttamento e la corruzione poiché alimentano la guerra. Con la sua visita si è definito un "pellegrino di pace e di unità" per condividere le speranze e le fatiche della popolazione e trasmettere un messaggio di Pace e di unità.

Nella città di Douala, ha visitato l'Ospedale Cattolico Saint Paul, pregando nella cappella e benedicendo I malati ricoverati, ricordando loro quanto la preghiera sia importante per la loro guarigione, messaggio che anche io, in quanto Coordinatrice Diocesaine della Sanità della Diocesi di Sangmelima, sono chiamata a trasmettere quotidianamente. Nella malattia, cerchiamo di curare il paziente a 360° perché accanto alla cura fisica, quella spirituale è indispensabile in quanto, sull'esempio di Gesù che guariva i malati, dobbiamo ricordare che è Dio colui che ha scritto il disegno della nostra vita.

Infine, nella capitale camerunse, davanti ai miei occhi e al mio cuore, Papa Leone XIV, ha saputo abbracciarci ricordandoci come nei momenti difficili il Signore non ci abbandona. L'emozione è stata immensa poiché condivisa con il popolo con cui vivo da già otto anni e con i colleghi della Conferenza Épiscopale del Camerun. Ascoltare assieme le sue parole ci ha mostrato quanto insieme possiamo essere più forti, un'unità non solo nelle parole ma anche e soprattutto nelle azioni: davanti ad autorità politiche, religiose - cattoliche e non- e tradizionali, il pontefice non ha tardato a dirci di "non avere paura" perché se rimaniamo saldi in Cristo, possiamo affrontare qualsiasi difficoltà e tribolazione affermando che "Gesù si fa vicino a noi: non placa immediatamente le tempeste, ma ci raggiunge in mezzo ai pericoli, e invita anche noi, nelle gioie e nei dolori, a stare insieme, solidali, come i discepoli, sulla stessa barca; a non guardare da lontano chi soffre, ma a farci prossimi, a stringerci gli uni agli altri. Nessuno dev’essere lasciato solo ad affrontare le avversità della vita, e ogni comunità ha il compito, a tal fine, di creare e sostenere strutture di solidarietà e di aiuto reciproco." Un messaggio di forza per ogni essere umano che quotidianamente si trova davanti a delle difficoltà, perché da peccatori possiamo giungere alla riconciliazione del bene con la forza dell'Amore. Un esperienza indescrivibile, che ha fatto scendere qualche lacrima sul viso, asciugata dal calore della fede, che ha lasciato nei nostri cuori il coraggio di vivere da veri cristiani senza vergogna di esserlo e con la gioia di testimoniarlo. Grazie Santità per questi momenti condivisi nella mia terra di missione, grazie per questo primo incontro che ho avuto con Lei in terra camerunense, grazie per la Sua vocazione e le Sue preghiere.

Ci vediamo presto nella mia terra natale, nel frattempo restiamo uniti in un'unica fede nella testimonianza di una Chiesa Universale.

ILARIA TINELLI 20 apr 2026 15:00