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di AGENSIR 20 lug 2026 11:12

Lourdes, studenti volontari accanto ai malati

Da oltre trent’anni l’Istituto “Arturo Tosi” di Busto Arsizio, in provincia di Varese, offre ai propri studenti la possibilità di vivere un’esperienza fuori dall’ordinario: accompagnare i malati in pellegrinaggio a Lourdes insieme all’Opera Federativa Trasporto Ammalati a Lourdes (Oftal). Un servizio che, anno dopo anno, si trasforma per molti ragazzi in un percorso di crescita umana, prima ancora che spirituale. Tra loro c’è Davide Crotti, 18 anni, che da Massabielle è tornato con la convinzione che quell’esperienza dovrebbe essere vissuta da ogni giovane. “Vorrei che tutti i miei coetanei potessero fare questo viaggio”, racconta.

“A Lourdes ho capito che non posso cambiare il mondo intero, ma posso cambiare il mio mondo, portando gioia e bontà alle persone che incontro. È questa la rivoluzione più grande”.Per Davide il pellegrinaggio è arrivato al termine di un periodo particolarmente difficile. Gli ultimi due anni, confida, sono stati segnati dalla fragilità e dalla fatica. L’incontro con i malati, la preghiera, il servizio quotidiano e i gesti semplici condivisi al santuario gli hanno restituito serenità e una nuova prospettiva. “Torno pieno dell’amore e della bontà che ho ricevuto – dice – con la sensazione di aver costruito qualcosa sulla roccia”. Nel suo racconto affiora anche un ricordo personale, quello del padre, che da bambino gli ripeteva: “Essere stato buono significa aver guadagnato tutto”. Un insegnamento che oggi sente più vivo che mai e che si intreccia con un’altra frase che lo accompagna fin dagli anni dell’oratorio: “Guardate a Lui e sarete raggianti”.

Tra i tanti incontri vissuti durante il pellegrinaggio, uno è rimasto impresso più degli altri. È quello con il signor Giuseppe, uno dei malati accompagnati. “Il suo abbraccio e il grazie che mi ha detto prima di partire sono stati il momento più commovente di questi giorni”, racconta. Un gesto semplice, ma sufficiente a racchiudere il senso di un’esperienza che continua a lasciare tracce ben oltre il viaggio di ritorno. Anche Elena Grampa ha scoperto Lourdes quasi per caso. La prima volta ci era arrivata durante una vacanza in Spagna, convinta di visitare soltanto uno dei tanti santuari. “È stata l’esperienza più significativa di quel viaggio”, ricorda. A sorprenderla non furono soltanto la Grotta di Massabielle o la storia di santa Bernadette, ma soprattutto i pellegrini.

“Vedere gli ammalati raggiungere con fatica la Grotta non mi ha trasmesso tristezza, ma speranza. Nessuno si lamentava: affidavano le loro sofferenze alla Madonna ed erano felici di essere lì”.Quando, qualche mese dopo, la scuola le ha proposto di tornare a Lourdes come volontaria dell’Oftal, non ha avuto esitazioni. Pensava di rivivere le emozioni del primo pellegrinaggio, ma si è accorta che il significato era completamente diverso. “Questa volta non ero lì per me, ma per rendere speciale quel momento per la persona che avevo accanto”. Come dama del refettorio ha assistito anziani e malati nei gesti più semplici della quotidianità, accompagnandoli alle celebrazioni e condividendo con loro pasti, canti e momenti di festa. Durante quei tragitti, mentre spingeva le voiture, ha ascoltato storie di vita, sofferenza e speranza. “Per molti di loro quei pochi giorni erano i più belli dell’anno, li aspettavano con impazienza. Lo si leggeva nei loro occhi”. È proprio la semplicità di quei gesti ad averla colpita maggiormente. “Servire un piatto di pasta o cantare insieme bastava a renderli felici”. Da quell’esperienza Elena è tornata con una certezza: “Lourdes mi ha donato pace e speranza, ma soprattutto mi ha insegnato che anche un gesto apparentemente piccolo può cambiare la giornata, e forse la vita, di una persona”. Per questo il desiderio è uno solo: “Spero di poter tornare presto come volontaria e di lasciarmi sorprendere ancora”.

(Foto Calvarese/SIR)

AGENSIR 20 lug 2026 11:12