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Siria
di NICOLA ROCCHI 08 nov 10:58

Siria, emergenza umanitaria continua

È trascorso un mese dall'inizio, il 9 ottobre, dell'offensiva militare turca "Sorgente di pace", nel nordest siriano dove è sempre più emergenza umanitaria. Effetti che non si fermano solo alla Siria ma che toccano anche l'Iraq dove arrivano sfollati siriani al ritmo di 1.200 persone al giorno

È iniziato il 5 novembre, il secondo pattugliamento militare congiunto di Turchia e Russia nel nord della Siria, a est del fiume Eufrate, come previsto dagli accordi siglati dai presidenti Recep Tayyip Erdogan e Vladimir Putin il 22 ottobre a Sochi per porre fine all’offensiva turca contro i curdi. L’intesa Ankara-Mosca prevede che i pattugliamenti avvengano fino a 10 km entro il territorio siriano a est e ovest dell’area sotto il controllo esclusivo della Turchia, cioè i 120 km di frontiera compresi tra Tal Abyad e Ras al Ayn, per accertare il ritiro delle milizie curde dalle zone di confine.

Emergenza in Siria. Cominciata il 9 ottobre con i primi bombardamenti dell’aviazione turca sulle cittadine di confine, l’offensiva turca denominata “Sorgente di pace” ha provocato un’emergenza umanitaria che padre Antonio Ayvazian, il parroco armeno-cattolico di Qamishli, città siriana al confine con la Turchia teatro di diversi scontri tra curdi e turchi, quantifica al Sir in “circa 160 mila sfollati interni siriani fuggiti soprattutto dai villaggi della regione di Tal Abyad e Ras al Ayn” “e da altre zone di confine. La maggior parte è arrivata a Qamishli e ad Hassakè. Qui sono stati ospitati da altre famiglie, la maggioranza nelle scuole, pubbliche e private come quelle cristiane, dove ricevono tutta l’assistenza necessaria”. “Non abbiamo messo in piedi tendopoli – spiega il sacerdote che è anche vicario della comunità armeno-cattolica dell’Alta Mesopotamia e della Siria del Nord – perché nelle scuole hanno tutto ciò di cui hanno bisogno: acqua, bagni, e un tetto sulla testa. Per liberare le aule necessarie, le scuole hanno accorpato le classi. Gli spazi dei nostri conventi sono stati convertiti in aule”.

Sin dai primi giorni dell’offensiva turca la Chiesa cattolica armena locale è in prima linea nell’aiuto agli sfollati fornendo in particolare assistenza sanitaria.

“Abbiamo organizzato dei team sanitari mobili che girano quotidianamente nei luoghi di accoglienza per visitare in particolare bambini e anziani, prescrivere medicine che forniamo gratuitamente. Ai più piccoli diamo biscotti vitaminici e acqua potabile. Con quelle di oggi sono 24 le scuole che abbiamo visitato. Qui a Qamishli è attivo anche un nostro laboratorio analisi, una farmacia e cinque cliniche dove lavorano oltre trenta tra medici e paramedici che hanno tra i loro compiti l’assistenza delle donne in attesa. Anche le agenzie umanitarie legati alla Chiesa ortodossa russa stanno offrendo il loro aiuto. Non ci sono distinzioni: aiutiamo tutti perché siamo tutti siriani”. Altro fronte aperto è quello dell’istruzione: “Sono più di 500 i bambini che abbiamo inserito nelle classi delle nostre scuole – dice padre Antonio – perché i loro istituti sono stati chiusi a causa della guerra. In questo modo non perderanno l’anno scolastico”.

La speranza di fare ritorno nei propri villaggi è viva in tanti sfollati, purtroppo, ammette il parroco, “per molti questa potrebbe rivelarsi una speranza vana. Nella loro offensiva, infatti, le forze turche e le milizie alleate hanno saccheggiato e raso al suolo interi villaggi che dovranno essere ricostruiti. Ma quando? Questa è una domanda che rischia di non avere risposta. Anche le organizzazioni umanitarie che erano sul posto hanno dovuto lasciare tutto e andarsene lasciando senza aiuto i pochi rimasti”.

Resta la speranza legata alle parole di Papa Francesco che, nelle intenzioni di preghiera per il mese di novembre, ha invitato la chiesa universale a pregare per il Medio Oriente. “Il pontefice ci commuove. Quando parla della Siria usa sempre il termine ‘amata’. Ma anche la Siria ama il papa. Ci uniamo alla preghiera di Papa Francesco perché in Medio Oriente nasca uno spirito di dialogo, di incontro e di riconciliazione”.

NICOLA ROCCHI 08 nov 10:58