Una dottrina viva
"I corpi crescono, si modificano, invecchiano. Siamo sempre noi, eppure le fotografie scattate nel corso degli anni mostrano persone ben diverse. La nostra pelle si rinnova completamente nel giro di un mese, mentre i neuroni della corteccia cerebrale durano tutta la vita. Questo dinamismo radicato non vale solo per i corpi biologici, ma anche per il nostro sapere, che cresce e si modifica, pur rimanendo sempre nostro". Così Papa Leone, nella sua Enciclica Magnifica Humanitas, afferma che anche la dottrina sociale della Chiesa “non è un insieme statico di concetti, ma un corpus vivo di verità, che custodisce e interpreta la vocazione dell’umanità a una vita piena e giusta.” (MH 3). Più avanti, poi, aggiunge: “i contenuti perenni della fede e dell’antica sapienza ecclesiale si articolano in una dottrina viva che, rimanendo fedele al Vangelo, cresce nel confronto con le “cose nuove” di ogni epoca.” (MH 29). È proprio questo dinamismo che spiega il lungo secondo capitolo dell’Enciclica, intitolato Fondamenti e principi della dottrina sociale della Chiesa. Non una ripetizione, magari particolarmente roboante o efficace in termini comunicativi, per un mondo che sembra aver cancellato la rivelazione cristiana; piuttosto, il tentativo di mostrare esattamente questo percorso di crescita della comprensione di ciò che il Vangelo ci chiede nelle diverse epoche della storia. Così scrive il Papa: “In ogni epoca, infatti, le res novae sollecitano questo insegnamento a misurarsi con le domande della storia alla luce della Verità rivelata.” (MH 17).
Che cosa significa assumere questa prospettiva dinamica nella comprensione e nell’annuncio del Vangelo nei diversi tempi della storia? La prima risposta potremmo intitolarla “discernimento e comunione”: “La Dottrina sociale appare nel suo volto più autentico: non un prontuario di principi e norme da applicare, ma un cammino di discernimento comunitario. […] Così compresa, la Dottrina sociale diventa una teologia della comunione nella storia; un luogo in cui la Parola, divenuta carne, continua a farsi dialogo, memoria e profezia.” (MH 27). I cristiani non hanno un prontuario di verità che li abiliti a vivere sapendo come risolvere ogni questione. Piuttosto, vivono nella storia e cercano, in comunione con l’intera umanità, di capire quali siano i passi più giusti da compiere insieme.
Per questo, ed è la seconda risposta dell’Enciclica, “senza tale precisazione, la Dottrina sociale rischierebbe di apparire come un’ingerenza indebita in questioni temporali o come un codice etico esterno da applicare dall’alto. In realtà essa scaturisce da una Chiesa che cammina con l’umanità.” (MH 18).
Troppo spesso, soprattutto quando i tempi sembrano non essere favorevoli, i cristiani vivono la tentazione di separarsi dal mondo, cristallizzando alcuni punti nodali del loro patrimonio di riflessioni e conoscenze, e magari usandoli in contrapposizione al cosiddetto “pensiero del mondo”. Papa Leone ci invita a fare il contrario: a camminare nel mondo con tutti, crescendo — quindi non rimanendo fermi nelle idee e nelle pratiche — insieme a ogni donna e uomo di buona volontà. Ecco perché non possiamo mai ridurre alcuna riflessione morale a un “repertorio di soluzioni tecniche né in un modello economico o politico da contrapporre ad altri” (MH 24). Se c’è una cosa che fa male alla radicalità della sequela evangelica, questa è esattamente la cristallizzazione delle formule e la loro riduzione catechistica. “La verità del Vangelo non si impone dall’alto, ma cresce nel tempo, dentro l’intreccio concreto delle vite, delle comunità e delle culture. È una verità che non teme la diversità, ma la accoglie e la ordina; che non elimina i conflitti, ma li trasfigura; che ricompone ciò che la storia tende a disperdere.” (MH 25). Questo compito, alto e magnifico, è ciò che oggi è chiesto a noi, custodi di quella Verità che rende tutti liberi.