Vescovo di Wukari: Il mio popolo vive un esodo
La diocesi di Wukari, nello Stato di Taraba, nella Middle Belt nigeriana, sta attraversando una grave crisi di sicurezza causata da gruppi armati composti prevalentemente da membri dell’etnia fulani. "iù di sette presbiteri e diverse residenze sacerdotali sono stati attaccati e vandalizzati, un numero che supera di gran lunga i due attacchi registrati in precedenza, evidenziando una preoccupante escalation della violenza", spiega monsignor Mark Nzukwein, vescovo di Wukari, in un’intervista ad Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS). "Non si sono registrati feriti, poiché le canoniche e le aree circostanti erano state evacuate in anticipo a causa delle minacce ricevute", aggiunge il presule.
Secondo il vescovo, questi attacchi sembrano essere collegati alle manifestazioni pacifiche organizzate il 12 febbraio 2026 da sacerdoti, religiosi e fedeli laici della diocesi, a seguito dell’uccisione di 80 fedeli e degli attacchi a oltre 200 comunità nelle settimane precedenti, comprese chiese e luoghi di preghiera. "La manifestazione è stata un segno di solidarietà e una protesta contro la mancanza di sicurezza. La nostra diocesi è assediata dalla violenza delle milizie fulani che attaccano la popolazione, provocando una grave tragedia in tutto lo Stato di Taraba", afferma il vescovo.
La situazione attuale nella Diocesi rimane estremamente allarmante, generando paura e ansia tra la popolazione locale. "Le forze di sicurezza locali fanno ciò che possono, ma il numero dei banditi è enorme. Sappiamo che si stanno riorganizzando, per questo abbiamo avvertito la popolazione di possibili nuovi attacchi. L’esercito è sopraffatto. Gli aggressori fulani sono di gran lunga più numerosi", ha dichiarato ad ACS.
Il vescovo denuncia anche la mancanza di giustizia: "Non sappiamo chi siano, da dove vengano né chi li finanzi, ma il Governo federale deve intervenire. Non ci sono arresti, né responsabilità accertate. L’impunità è scoraggiante".
Monsignor Nzukwein descrive il clima di paura costante che paralizza la popolazione: "Si gioca con la vita delle persone. Non si è al sicuro da nessuna parte. Non si sa cosa accadrà un attimo dopo. L’unica cosa che può proteggerti è la preghiera. È una grande tragedia non sentirsi al sicuro nel proprio Paese".
La violenza ha provocato una fuga di massa. Attualmente, oltre 90.000 fedeli sono sfollati. "Il mio popolo sta vivendo un esodo. Li vedo continuamente spostarsi con i loro beni da un luogo all’altro", lamenta il vescovo.
Molti sfollati rifiutano di recarsi nei campi profughi, temendo di essere dimenticati o di diventare bersagli facili. "Non vogliono andare nei campi perché lì vengono dimenticati, come se fossero parcheggiati e abbandonati. Con l’avvicinarsi della stagione delle piogge, le condizioni peggioreranno ulteriormente. Temono anche di essere attaccati nei campi, perché rappresentano un bersaglio più grande e facile. Molti preferiscono rifugiarsi presso parenti", spiega.
La crisi umanitaria si aggrava a causa della scarsità di cibo e dell’interruzione dell’istruzione. "Il futuro dei giovani viene distrutto, e questo alimenta un circolo vizioso, perché migliaia di giovani senza istruzione possono facilmente essere reclutati in attività criminali. Ma a chi importa di queste vite? Chi si prenderà cura di loro se moriranno?", si domanda il vescovo.
Nonostante la sofferenza, monsignor Nzukwein trova speranza nella fede della sua gente: "Quando li vedo pregare, quando celebro la Messa con loro, sono pieno di speranza. Ma stiamo portando un peso molto grande. Il nostro popolo sta vivendo un calvario".
Come se la violenza non bastasse, la diocesi ha recentemente perso anche la sua cattedrale, distrutta da un incendio causato da un sovraccarico elettrico il 4 marzo 2026. Nonostante i tentativi di spegnere le fiamme, l’edificio è stato completamente distrutto.
«Dal punto di vista umano, sembra che tutto ci venga tolto», afferma il vescovo. Tuttavia, sottolinea la solidarietà del suo popolo: «Anche i più poveri vengono da me e dicono: “Darò quel poco che ho”. Anche amici protestanti e musulmani stanno offrendo aiuto. La fede non è nelle pietre, ma nelle persone».
Riflettendo su questo tempo liturgico, il Vescovo aggiunge: "Per noi la Settimana Santa non è un evento storico, è la vita stessa; è incarnata nel mio popolo. Siamo messi alla prova, ed è un privilegio. Vediamo il mondo frammentarsi, e uno di questi luoghi è la mia diocesi"».
Il vescovo ha infine condiviso un’immagine potente che simboleggia la sofferenza della sua comunità: "Un sacerdote ha collocato una croce in una delle canoniche abbandonate come simbolo della nostra sofferenza. Ma quella canonica è stata vandalizzata, e hanno persino cercato di bruciare la croce"».
ACS sostiene la diocesi di Wukari con assistenza pastorale e aiuti di emergenza, accompagnando la Chiesa locale in questa grave crisi.