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Washington
di REDAZIONE 08 apr 2026 07:38

Trump: sì alla tregua di due settimane

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Donald Trump, a novanta minuti dai termini annunciati per la “distruzione totale della civiltà iraniana, ha accettato di interrompere per due settimane gli attacchi militari "a condizione – ha precisato -  che l'Iran acconsenta all'apertura immediata e completa dello Stretto di Hormuz". A sua volta il Paese degli Ayatollah a accettato la proposta di cessate il fuoco del Pakistan anche grazie all'intervento dell'ultimo minuto della Cina, che ha esortato l'Iran a mostrare flessibilità e stemperare le tensioni. La tregua dovrebbe essere la premessa per un tavolo delle trattative fra Stati Uniti e Iran per un accordo per mettere fine alla guerra. L’incontro è previsto a Islamabad venerdì. Dovrebbero esserci il vicepresidente JD Vance, oltre agli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner. Il premier del Pakistan Shehbaz Sharif annuncia che il cessate il fuoco è immediato e ovunque, "inclusi il Libano e altrove".

Un primo intoppo alla fragilissima tregua arriva però da Israele. In un comunicato dell'ufficio del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, si legge del pieno sostegno alla decisione del presidente Trump di sospendere gli attacchi contro l'Iran, ma anche che l cessate il fuoco di due settimane non include il Libano".

Nelle ore che hanno preceduto l’accordo per una tregua, seppure temporanea, erano arrivati al presidente Usa Trump numerosi appelli a recedere dai suoi propositi. Oltre alle parole ferme di papa Leone (“La minaccia è inaccettabile. Vorrei invitare a pensare, nel cuore, a tanti innocenti, tanti bambini, tanti anziani totalmente innocenti che sarebbero anche loro vittime di questa escalation, di questa guerra che è cominciata”) alla Casa Bianca era arrivato anche il messaggio di mons. Paul S. Coakley, arcivescovo di Oklahoma City e presidente della Conferenza episcopale degli Stati Uniti. “La minaccia di distruggere un’intera civiltà e di colpire deliberatamente le infrastrutture civili non possono essere giustificati moralmente – erano state le sue parole – Esistono altri modi per risolvere i conflitti tra i popoli. Chiedo al presidente Trump di fare un passo indietro dal precipizio della guerra e di negoziare una soluzione giusta, nell’interesse della pace e prima che si perdano altre vite”. Nella dichiarazione diffusa di fronte all’escalation militare contro l’Iran.

Il presule richiamava le parole di Leone XIV nel messaggio Urbi et Orbi di Pasqua: “La pace che Gesù ci consegna non è quella che si limita a fare tacere delle armi, ma quella che tocca e cambia il cuore di ciascuno di noi”. Mons. Coakley aderisce all’invito del Papa per la veglia di preghiera per la pace di sabato 11 aprile e rivolge “un appello speciale ai vescovi, ai sacerdoti, ai fedeli laici e a tutti coloro che anelano a una pace autentica” a unirsi alla veglia del Santo Padre, “sia a distanza, sia nelle parrocchie e nelle cappelle, sia davanti al Signore nel silenzio del proprio cuore”. Il comunicato si chiude con le parole di Leone XIV: “Al Signore raccomandiamo tutti i cuori che soffrono e attendono la vera pace che solo Lui può dare”.

REDAZIONE 08 apr 2026 07:38