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Herat
di REDAZIONE 09 giu 07:51

L'Italia via dall'Afghanistan

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Si è tenuta ieri all'aeroporto di Herat la cerimonia che sancisce. dopo vent'anni, la fine della missione militare italiana

Sulle note del Silenzio per i caduti ha preso avvio ieri la cerimonia per l’ammaina bandiera simbolico che segna la conclusione della presenza militare italiana in Afghanistan, iniziata sulla scia degli attacchi di Al Quiada alle Torri Gemelle di New York e alla risposta militare degli Stati Uniti di Goerge Bush Jr. La cerimonia si è svolta all’aeroporto della base italiana di Herat alla presenza del ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, del capo di Stato Maggiore della Difesa Enzo Vecciarelli e del generale Beniamino Vergori che hanno omaggiato il lavoro delle forze alleate e ripercorso la storia dell’impegno militare italiano e alleato e quello della missione Resolute Support.

Quella che va a concludersi è una delle missioni più lunghe e delicate mai affrontate dall’Italia, una missione, come ha ricordato anche il ministro Guerini, segnata anche da 2.200 progetti di cooperazione e che ha messo in luce “le competenze dei nostri soldati, uomini e donne, capaci di ascoltare i bisogni della popolazione”. Una presenza che ha dato un contributo fondamentale all’Afghanistan nella ricerca di obiettivi di sicurezza internazionale e progressi della vita democratica del Paese, “dall’ istruzione alla parità di genere”.

Non tutto, però, è ancora concluso e il “cammino verso la stabilità è ancora lungo e per il processo avviato da azioni coraggiose del governo serve pazienza e tempo” ha continuato ancora il Ministro della difesa, ricordando come l’Italia, seppure con forme diverse rispetto a quella della presenza di un contingente militare, dovrà continuare a supportarlo, garantendo continuità al potenziamento e addestramento delle Forze di sicurezza afghane.Importante il tributo in termini di vite umane che la missione in Afghanistan ha chiesto all’Italia: in vent’anni, con una rotazione di oltre 50mila uomini, sono state 53 le vittime.

Oggi, tra Herat e Kabul, ci sono circa 800 i militari presenti, impegnati nella missione denominata Resolute Support, iniziata sotto l’egida della Nato il 1° gennaio 2015 e che ha avuto come scopo principale l’addestramento, la consulenza e l’assistenza delle Forze Armate afghane. La missione che va a concludersi era stata l’evoluzione di quella denominata Endurign Freedom, nata sempre in seno all’Onu all’indomani dell’avvio della guerra in Afghanistan con l’obiettivo di colpire le cellule dell’organizzazione terroristica Al Qaeda presenti nel Paese e a cui l’Italia aveva partecipato dal novembre 2001 con compiti di sorveglianza, interdizione marittima, nonché di monitoraggio di eventuali traffici illeciti.

REDAZIONE 09 giu 07:51