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Milano
di LUCIANO ZANARDINI 31 lug 2026 14:52

Baresi: o capitano, mio capitano

L’ultima immagine pubblica di Franco Baresi risale ai Giochi di Milano-Cortina, quando, con Beppe Bergomi, portò, affaticato, la fiaccola olimpica. Il peso della malattia lo stava lentamente schiacchiando. Con Baresi se ne va un pezzo di calcio gentile. Sapeva esercitare quella leadership autorevole tipica dei grandi calciatori ma soprattutto dei grandi uomini. Non aveva bisogno di alzare la voce. Non aveva bisogno di essere scorretto. Come narra l’aedo del Milan, Carlo Pellegatti, Baresi era l’immensità che è diventata regola.

Con il Diavolo ha vinto tutto quello che poteva vincere. Per alcuni anni è stato il capitano della squadra più forte del mondo che ha segnato un’epoca. Con quel braccio alzato a richiamare, da ottimo direttore d'orchestra, i compagni di reparto e a segnalare, ad arbitro e guardalinee, il fuorigioco avversario. E, dopo di lui, venne stabilito che nessuno al Milan, su indicazione del presidente Berlusconi, avrebbe più indossato la maglia numero 6. Ma è bello ricordarlo, per la sua umanità, anche con le lacrime che versò a Pasadena nel 1994 dopo la finale del Mondiale persa ai rigori contro il Brasile. Lui che, per essere protagonista all’ultimo atto, aveva recuperato dall’infortunio in tempi da record (25 giorni) dopo la rottura del menisco. Lui che, dopo una prestazione maiuscola, si prese la responsabilità di calciare e di sbagliare uno dei rigori. Lui che aveva vinto, pur non giocando, il Mondiale del 1982.

Dopo il ritiro, si è occupato principalmente della Fondazione Milan con la quale si è confrontato con i Paesi in via di sviluppo. La vita, all’inizio, non gli aveva sorriso. Nato in una famiglia contadina a Travagliato, con i primi calci nei campi dell’oratorio, insieme al fratello Beppe, rimase orfano di entrambi i genitori all’età di 14 anni. Scartato dall’Inter, entrò nelle giovanili del Milan con il quale esordì in serie A, a 17 anni, nel 1978. Soprannominato, dal massaggiatore Paolo Mariconti per via dell’esile statura il “Piscinin”, è passato alla storia come “Kaiser Franz” per il pragone con Beckenbauer, l’imperatore tedesco. Con i rossoneri giocherà per ben 20 stagioni, di cui 15 da capitano, formando con Tassotti, Maldini e Costacurta una delle difese più impenetrabili. Il calcio di Baresi era sacrificio, rispetto e divertimento. 


(Foto Wikipedia)

LUCIANO ZANARDINI 31 lug 2026 14:52