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Montichiari
di LUCIANO ZANARDINI 16 lug 2026 07:03

Che cosa vogliamo seminare?

“Che cosa vogliamo seminare nelle cinque parrocchie di Montichiari, di cui una ortodossa?”. L’abate, mons. Cesare Cancarini, ha concluso così l’omelia dove ha cercato di rispondere al chiacchiericcio in seguito alla pubblicazione, sul calendario pastorale, dei recapiti e degli orari delle celebrazioni della comunità ortodossa rumena. Parliamo di una comunità, quella ortodossa, ben radicata: uomini, donne, famiglie, bambini, che pregano, lavorano, soffrono e sperano. A Novagli hanno trovato il tempio religioso dove possono riunirsi in preghiera. Anche se sul territorio diocesano ci sono chiese sussidiarie poco utilizzate, per molti è difficile, ancora oggi, accettare che possano trovare una nuova impostazione. Eppure non perderebbero la religiosità che ne ha segnato nel tempo la storia. Anche nei nostri consigli pastorali si riflette l’egoismo che si è annidato nella nostra società. Preferiamo vederle sopravvivere chiuse o aperte solo durante le feste patronali. La chiesa è o dovrebbe essere un luogo vivo, segno di una comunità attenta, che è capace di rinunciare a qualcosa di non più essenziale per essere davvero fraterna e generosa, in questo caso con i fratelli cristiani.

La riflessione di don Cesare, riprendendo la parabola del seminatore, dovrebbe essere anche la nostra: “Che cosa abita dentro di noi, quando incontriamo chi è diverso da noi, cosa seminiamo quando parliamo degli stranieri, degli ortodossi, dei musulmani o dei profughi che hanno una storia o una pelle diversa? Li vogliamo vicini quando ci servono, come badanti o operai nei cantieri, come lavoratori nelle stalle, nelle attività che noi non facciamo più, quando sono braccia, insomma. Se diventano, invece, volti, famiglie, comunità e preghiera, allora vorremmo che sparissero, che non solo non ci fossero ma che in nessun modo possano entrare in contatto con noi. Utili sì, visibili no; necessari sì, riconosciuti no. Ma questo che seme è? È Vangelo o è seme di paura? È terra buona o rovo che soffoca? È parola del Padre o parola di un mondo che divide, che classifica, che sospetta, che disprezza? Il Vangelo è sempre più largo delle nostre paure. Il razzismo, il disprezzo e la diffidenza crescono in fretta, sembrano piccoli pensieri, battute, ma poi soffocano il Vangelo, la fraternità, la compassione e anche la gioia della fede”. Don Cesare ha colto il punto senza cadere nel rimprovero, perchè sappiamo che gli atteggiamenti di chiusura, anche se fanno rumore, non sono così diffusi. Però ci sono e vanno ridimensionati alla luce del Vangelo. Il dialogo ecumenico, in preparazione all’unità dei cristiani, non è più rinviabile. Servono gesti coraggiosi e profetici.

LUCIANO ZANARDINI 16 lug 2026 07:03