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Brescia
di ROSSELLA DE PERI 13 mag 2026 15:32

Chiamati per nome

Francesco frequenta un centro diurno per anziani. Ha un importante decadimento cognitivo: parla, ma non riesce a comporre una frase intera di senso compiuto; comincia a voler esprimere qualcosa (non ha problemi a produrre le parole), ma il significato di ciò che esprime non ha un senso e rispecchia i meandri della sua mente. Per gli operatori è un enigma capire il senso della sue frasi, così cercano di intuirlo da qualche sua parola o facendo domande semplici che richiedono come risposta solo un sì o un no. Spesso, ci si rivolge agli ospiti chiamandoli per cognome.

Anche per Francesco è così. Poi arriva un operatore che dà molta importanza al rivolgersi agli ospiti chiamandoli per nome: intende così togliere formalità e creare familiarità, rendere loro quell’ambiente meno estraneo, per chi lo vede ogni giorno quasi come fosse sempre la prima volta; vorrebbe ispirare loro sicurezza, non farli sentire ogni giorno catapultati fra sconosciuti, loro che non hanno riferimenti a cui ancorarsi, se non nei rapporti consueti di chi li circonda. Essere chiamati per nome li fa sentire inclusi in una consuetudine di rapporti che li tranquillizza. L’operatore si rivolge a Francesco e gli dice: “Francesco, andiamo, è ora di pranzo!”. Il viso di Francesco si illumina in un sorriso ed esclama: “Nessuno mi chiama per nome!”. L’operatore è rimasto allibito: Francesco ha pronunciato una frase di senso compiuto! Questa è la potenza dell’essere chiamati per nome, che non lascia indifferenti nessuno. Piace a tutti essere chiamati per nome.

Chiamare per nome significa riconoscere un’identità, una singolarità, un’unicità. Significa dare un’attenzione proprio a quella persona, valorizzarla, toglierla dall’anonimato. Significa marcare una familiarità, considerare il rapporto non formale; infatti, non ci si rivolge a una autorità usando il nome proprio perché il rapporto è formale, non c’è familiarità, non c’è intimità. Già il fatto stesso che una persona (esterna alla famiglia) si ricordi il nostro nome ci fa stare bene. Essere chiamati per nome vuol dire essere ricordati, rimanere nella memoria affettiva, nel vissuto di quella persona che ci nomina; significa aver lasciato una traccia, essere ancorati a qualcuno, magari per sempre, magari solo per un tratto di vita, ma degno di essere ricordato perché carico di vissuti. Ci succede di rammaricarci quando non ricordiamo il nome di una persona: abbiamo la percezione di farle un torto, di toglierle una parte importante del riconoscimento, come se ci fossimo dimenticati di lei. Ci sembra di offenderla perché siamo consapevoli della potenza di essere chiamati per nome.

ROSSELLA DE PERI 13 mag 2026 15:32