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di URBANO GEROLA 11 giu 13:38

Come cambia la parola solidarietà?

Le persone che in queste settimane hanno assaporato la gioia del servizio solidale, necessariamente devono impegnarsi perché in Italia e nel mondo si avvii un processo che cancelli il detto: “sarà tutto come prima” per far spazio al “tutto deve cambiare” unendo solidarietà con giustizia e fraternità universale

Solidarietà deriva da solido, un termine che evoca un elemento formato da molecole fortemente unite fra loro, che si staccano solo con azioni violente. Se riferito alla Comunità locale, nazionale o planetaria, solidale richiama un insieme di persone fortemente coese che condividono la stessa esistenza.

La realtà storica ma anche recente, dice che così non è. Divisioni, diseguaglianze, egoismi personali o di classe, sfruttamento dei deboli, individualismo. In sintesi e colpevolmente generalizzando, abbiamo conosciuto una realtà sociale tutt’altro che  solidale.

Poi è arrivata la pandemia che ha dimostrato quanto siamo fragili e quasi per incanto, si è manifestata una nuova coesione sociale. Le nostre comunità hanno messo in campo risorse inaspettate. Persino la politica ha sospeso l’inconcludente litigio. È scattata la solidarietà. Impegno personale, di categorie, economico, di storiche realtà associative e di nuove iniziative. Ottimo. Ma quali motivazioni hanno spinto a tanto entusiasmo. Solo sentimenti positivi o mescolati ad una paura collettiva? Altruismo e spirito di servizio o necessità di occupare il tempo “sospeso”, tempo libero, e la possibilità di uscire dalla clausura imposta? O l’insieme di tante motivazioni? Propendo per l’ottimismo. I molti giovani che si sono impegnati in attività solidali, che hanno trovato il tempo, l’hanno fatto per generosità e senza calcoli. Tuttavia una domanda me la pongo. Stiamo faticosamente rientrando nella normale quotidianità. Riprende il lavoro e tutti gli interessi: culturali, sportivi, affettivi. Diminuisce il tempo libero per i tanti volontari, soprattutto giovani, che hanno dimostrato solidarietà. Nella nostra società il bisogno di solidarietà si manifesta in molti settori: assistenziali, culturali, ricreativi, spirituali, non termina con il virus.  A me hanno insegnato che il volontario non è colui che occupa il tempo libero, ma colui che libera del tempo per dedicarlo agli altri.

Se l’esperienza di questo periodo è stata vissuta con vero sentimento e non come un’avventura, molti troveranno le motivazioni necessarie per continuare un impegno magari appoggiandosi al volontariato organizzato.

Concentrati su noi stessi, abbiamo dimenticato un poco la situazione della povertà in molti paesi del mondo, aggravata da conflitti che non si sono fermati e dalla situazione sanitaria acutizzata. Oscurati sono rimasti pure i drammi dei migranti. Vi è uno spazio enorme per continuare a esercitare la solidarietà.

Le persone che hanno assaporato la gioia del servizio solidale, necessariamente devono impegnarsi perché in Italia e nel mondo si avvii un processo che cancelli il detto: “sarà tutto come prima” per far spazio al “tutto deve cambiare” unendo Solidarietà con Giustizia e Fraternità universale.


(La Solidarietà) non è un sentimento di vaga compassione o di superficiale intenerimento per i mali di tante persone, vicine o lontane. Al contrario, è la determinazione ferma e perseverante di impegnarsi per il bene comune: ossia per il bene di tutti e di ciascuno perché tutti siamo veramente responsabili di tutti. (Soll.Rei Socialis, 38)
URBANO GEROLA 11 giu 13:38