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di PIERANTONIO TREMOLADA 19 apr 08:30

Come si vince la morte? Con l'amore

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La morte è l'inferno di un'esistenza nella quale l'umanità ha perso il suo volto amabile. La vittoria sulla morte sta nell'amore di Dio

“Se Cristo non fosse risorto, vana sarebbe la nostra fede”.

Così scrive san Paolo nella Lettera ai cristiani di Corinto. È la sua convinzione: il Cristianesimo sta o cade in base alla resurrezione di Gesù. Di più: tutto ciò che il Cristianesimo ha da offrire al mondo deriva dalla resurrezione di Gesù. Che cos’è dunque la resurrezione di Gesù? Cosa sta dietro questo nome piuttosto misterioso? E perché questo evento va considerato decisivo per la Chiesa e per il mondo? Vorrei provare a rispondere partendo da una constatazione. Siamo soliti pensare che la resurrezione di Gesù sia avvenuta dopo la sua morte, che cioè Gesù sia morto e poi risorto. In effetti, solo il giorno dopo il sabato si scopre che la tomba di Gesù è vuota, che il suo corpo non c’è, che i lini si sono afflosciati. In quello stesso giorno, poi, i discepoli lo incontrano, possono parlargli, di nuovo mangiano con lui.

La sua crocifissione era avvenuta nel pomeriggio del giorno che precedeva quel sabato.

Era effettivamente trascorso del tempo. A ben considerare le cose, però, quel che accade a due giorni dalla sua morte in croce non è la resurrezione di Gesù ma l’esperienza dei suoi effetti, cioè del sepolcro vuoto e del Cristo vivo. La distinzione non è banale. Dove voglio arrivare? Voglio arrivare a dire che la resurrezione di Gesù non è venuta dopo la sua morte in croce ma che è coincisa con quella. Questa convinzione cambia molto la prospettiva e permette di capire molto meglio le cose. La resurrezione di Gesù in realtà è la vittoria sulla morte avvenuta nel momento stesso in cui Gesù muore.

“La morte non poteva tenerlo in suo potere” – spiega Pietro agli abitanti di Gerusalemme.

E l’apostolo Paolo dichiara: “La morte è stata inghiottita dalla vittoria”. La morte va intesa qui nel senso più ampio: non è semplicemente il morire, cioè l’emettere l’ultimo respiro, ma l’esperienza complessiva della distruzione della vita.

La morte è in realtà l’inferno di un’esistenza nella quale l’umanità ha perso il suo volto amabile ed è diventata mostruosa, come avvenuto nella passione del Signore. Dietro la morte – ci insegna la Parola di Dio – c’è infatti il peccato, cioè l’enigmatica corruzione dell’identità umana e la sua tendenza a pervertire ciò che esiste. Come si vince la morte intesa così? Con un amore la cui misura è quella di Dio e la cui potenza è ugualmente la sua. Qui la potenza e l’amore si identificano. La vittoria sulla morte, cioè la resurrezione di Cristo, si ha nell’atto di amore che è la sua morte in croce, cioè nella sua decisione di morire così, umiliato e martoriato dalla crudeltà umana per riscattarla e guarirla. Su quella croce il Cristo muore allargando le braccia: è il segno del suo libero consegnarsi e del suo desiderio di stringere il mondo in un abbraccio benedicente. La resurrezione di Gesù è la forza di bene che scaturisce dal suo grande cuore, nel momento del suo estremo e libero sacrificio. Alla cieca crudeltà del male, alla mostruosa malvagità che lo porta al patibolo, egli risponde con un amore invincibile e dirompente. E questa è appunto la risurrezione: è la potenza rigenerante del Dio con noi che prende la forma di un amore eternamente attivo. Un simile amore vince al momento e dilaga nella storia, come un fiume che porta con sé la forza della vita. Auguri di Buona Pasqua a tutti.

PIERANTONIO TREMOLADA 19 apr 08:30