E la felicità?
I recenti eventi, che hanno visto i nostri giovani protestare in modo forte nelle piazze, degenerando in atti di disordine importante, mi hanno interrogato, e continuano a farlo, sul grido di questa generazione e sulle istanze che porta con sé. Da genitore e professionista rimango in ascolto di ciò che sta accadendo e mi chiedo quanto la società e le agenzie educative, unitamente alle famiglie in primis interessate, abbiano saputo coltivare un pensiero, per noi adulti e per i nostri ragazzi, capace di leggere la complessità in cui viviamo, nel rispetto delle istanze che muovono alla protesta. Quanto i nostri giovani, e magari anche noi adulti, sappiamo interrogarci, insieme a tutto quanto sta accadendo, su ciò che ci rende felici? Quanto sappiamo dell’esistenza e del contenuto del World Happiness Report, pubblicato annualmente da ricercatori di Harvard dal 2012? Il report intende analizzare quanto il Pil sia una misura non sufficiente del benessere e quanto contino fattori non economici (generosità, supporto sociale, libertà, aspettativa di vita e assenza di corruzione). Nell’ultimo report, dati del 2024, la Finlandia è al primo posto e l’Italia scivola al 40°, abbandonando la 28ª posizione della precedente rilevazione.
E, in particolare, mi ha incuriosito il capitolo 2 del Report 2025, intitolato “Caring and sharing” (Prendersi cura e condividere), un’analisi globale della felicità e della gentilezza, a ridosso anche della Giornata mondiale della gentilezza che avrà luogo il 13 novembre prossimo e a valle degli eventi dei giorni scorsi. I sei fattori chiave usati per spiegare le variazioni della felicità tra le nazioni sono: il Pil pro-capite a parità di potere d’acquisto; l’aspettativa di vita in salute; il supporto sociale (avere qualcuno su cui contare); la libertà di compiere scelte di vita; la generosità (donazioni effettuate); la percezione della corruzione. Accanto all’incidenza del Pil sulla determinazione della felicità, le ricerche dimostrano che i benefici sul benessere derivanti da atti di benevolenza dipendono dalle motivazioni e dalle modalità con cui si aiuta il prossimo. Specificamente, sia chi aiuta sia chi riceve prova una felicità maggiore nel prendersi cura e nel condividere quando sono presenti le 3 C: “caring connections” (connessioni premurose), “choice” (scelta) e “clear positive impact” (un chiaro impatto positivo). Prendere maggior consapevolezza, come società civile, delle evidenze di questi studi aiuterebbe tutti noi, giovani e meno giovani, a vivere e comprendere la complessità in cui siamo immersi.
@Foto Siciliani-Gennari/SIR