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di LUIGI MORGANO 09 mag 08:38

Europa necessaria, ma con un’anima

Il 26 maggio sarà fondamentale votare in modo responsabile, ed eleggere come nostri rappresentanti al Parlamento europeo, donne e uomini capaci di difendere la necessità dell’Unione europea, quale strumento più efficace per raggiungere il bene comune.

Padre Antonio Spadaro, direttore de La Civiltà Cattolica, in questi giorni, nel presentare l’ultimo volume digitale sul tema Europa, avverte: “Interrompere il processo europeo significa evocare spettri che avevamo messo a tacere. I cristiani non possono ritirarsi di fronte al compimento delle loro responsabilità storiche nei confronti del futuro del Continente, e questo richiede scelte politiche precise. Vale ancora oggi quel che La Civiltà Cattolica scriveva nel febbraio 1930: "Si potrà discutere a lungo e battagliare senza posa intorno alla tecnica di una nuova organizzazione dell’Europa, ma non certo sulla sua necessità odierna”.

Le sfide e i problemi planetari che ci troviamo ad affrontare, i cambiamenti climatici, la globalizzazione dell’economia, il terrorismo, l’inverno demografico, i flussi migratori, le conseguenze della rivoluzione digitale e dell’intelligenza artificiale, rendono assolutamente evidente questa affermazione e la necessità di proseguire il progetto di integrazione europea, oggi più che mai.

Le dimensioni e la complessità di queste situazioni sono, infatti, tali che non possono essere efficacemente affrontate dai singoli Stati nazionali.  Il 26 maggio sarà, quindi, fondamentale votare in modo responsabile, ed eleggere come nostri rappresentanti al Parlamento europeo, donne e uomini capaci di difendere la necessità dell’Unione europea, quale strumento più efficace per raggiungere il bene comune.

Donne e uomini convintamente sostenitori del progetto di integrazione, originariamente pensato dai Padri fondatori, che all’indomani della Seconda Guerra Mondiale, di fronte ai milioni di morti e alle macerie ancora fumanti delle città europee, immaginarono attraverso una progressiva concessione di alcune competenze nazionali ad un organo sovranazionale, di mettere in moto un meccanismo tale da creare una    “progressiva solidarietà di fatto” e rendere impossibile ogni altro conflitto fratricida, ma anche consapevoli dell’importanza cruciale di dover difendere il patrimonio culturale e spirituale europeo, per riconquistare la fiducia perduta di tanti cittadini.

I nostri rappresentanti, infatti, non dovranno avere il timore di riconoscere le radici profonde dell’Europa che hanno oggettivamente impregnato la sua storia, l’arte e la cultura. È stato un grave errore, lasciare l’affermazione di questa evidenza a forze contrarie all’Europa.  Riconoscere, l’identità europea, ciò che siamo, significa affiancare e rafforzare, le nostre identità nazionali, regionali e locali. Non è fattore di esclusione ma, al contrario, consapevolezza dell’importanza dei principi, dei valori alla base della nostra società che hanno forgiato la specificità europea, le nostre democrazie, i diritti e i doveri, il nostro modello di welfare, le nostre tradizioni, un patrimonio  grazie al quale possiamo, con serena consapevolezza, aprirci all’accoglienza di  nuove culture che rispettano questi principi e questi valori.

Da testimone privilegiato, quale ho avuto l’onore di essere in qualità di deputato al Parlamento europeo in questi ultimi cinque anni, ho purtroppo constatato alcune gravi criticità nella narrativa ufficiale europea, (ovviamente ampiamente sfruttate dai nemici dell’integrazione) che, a mio giudizio, hanno contribuito ad aumentare la disillusione di tanti cittadini degli Stati membri, primi fra tutti gli italiani, nei confronti di Bruxelles.

Disincanto alimentato, purtroppo, da un sistema mediatico troppo spesso superficiale, capace solo di attribuire, in modo semplicistico, eventuali successi ai governi nazionali e gli insuccessi a Bruxelles, così come ad alcune problematiche non risolte, prime fra tutte quella dei flussi migratori, a causa però di un’Europa non sufficientemente forte, e quindi incapace di imporre la condivisione di un problema di uno Stato membro anche ad altri, (anche se poi nell’opinione pubblica, è passata una spiegazione assolutamente al contrario!), ma anche, oggettivamente, da numerosi testi politici votati da un’oggettiva maggioranza a Bruxelles, con i quali si è cercato, di imporre una certa visione del mondo, propria di alcuni Stati membri,  anche ad altri caratterizzati, invece, da  diversa concezione, ad esempio in materia di diritto di famiglia, materia che, secondo i Trattati, è di competenza degli Stati membri.

Concentrandosi sulle problematiche oggettive che richiedono di unire le nostre forze per rispondere efficacemente ai problemi dei cittadini, attraverso le politiche dell’Unione, sarà quindi ugualmente importante che il nuovo Parlamento ponga un freno a questi oggettivi tentativi di “forzatura di standardizzazione culturale”, poco rispettosi della diversità culturale e linguistica europea, per disinnescare le forze centrifughe e populistiche, e far sì che l’Europa torni ad essere “popolare”, coscienti che anche la UE, come ogni costruzione politica che non abbia un forte sostegno popolare, nonostante le mille difficoltà  per uscirne, come la Brexit ci sta mostrando, è destinata a non  sopravvivere nel lungo periodo.

L’Europa è dunque modello necessario in questo mondo globalizzato, ma potrà avere un futuro solo se sarà capace di ritrovare la sua anima, ripartendo dalla sua Carta dei diritti fondamentali che nel suo Preambolo recita: “Consapevole del suo patrimonio spirituale e morale, l’Unione si fonda sui valori indivisibili e universali di dignità umana, di libertà, di uguaglianza e di solidarietà; l’Unione si basa sui principi di democrazia e dello stato di diritto. Essa pone la persona al centro della sua azione istituendo la cittadinanza dell’Unione e creando uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia.”

LUIGI MORGANO 09 mag 08:38