I volti e le parole
Ridateci i volti e le parole! È quasi un grido quello di papa Leone nel messaggio per la 60ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, celebrata nel giorno dell’Ascensione. L’origine di ogni comunicazione è la singolarità di noi stessi, da custodire e da trasmettere. Lo sviluppo attuale dell’AI comprime la vita in algoritmi decisi a priori e sviluppati in vista del guadagno di pochi; offre una realtà rassicurante, perfetta, “amica onnisciente, dispensatrice di ogni informazione, archivio di ogni memoria, oracolo di ogni consiglio”. Per diventare persone, però, non abbiamo bisogno di oracoli che si sostituiscono alle nostre scelte, ma di volti e di voci che ci accompagnano. Possiamo comunicare perché siamo diversi l’uno dall’altro se ci attrezziamo di tutti gli strumenti che ci aiutano a non avere paura della diversità: il tempo, la conoscenza, l’approfondimento, l’intelligenza, la ricerca, l’amore. Custodiamo il lavoro dei tanti che comunicano per professione e per passione. Ciò che è artificiale non fa paura e non va demonizzato, ma se cancella il volto e toglie la parola, non è né intelligente né all’altezza dell’uomo.