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di ADRIANA POZZI 16 gen 09:08

Il dovere dell'ecumenismo

Siamo ancora lontani dall'unità dei cristiani perché pesano, sulla realtà dell’ecumenismo, anche questioni di natura politica (come le mai sopite tensioni tra le diverse chiese ortodosse) o socio-culturale (come le posizioni sui temi dell’identità di genere o del sacerdozio femminile)

Quando più di 100 anni fa Paul Wattson ebbe l’intuizione (profetica) che bisognava che le diverse chiese pregassero insieme per l’unità (intuizione da cui poi è scaturita la Settimana di preghiera che celebriamo ogni gennaio), forse nutriva la speranza che un secolo sarebbe bastato: no, purtroppo non è bastato. E, nonostante tanti piccoli gesti di buona volontà, pare che la meta sia ancora lontana, per motivi diversi e spesso difficili da spiegare e da capire. Siamo ancora lontani perché pesano, sulla realtà dell’ecumenismo, anche questioni di natura politica (come le mai sopite tensioni tra le diverse chiese ortodosse) o socio-culturale (come le posizioni sui temi dell’identità di genere o del sacerdozio femminile, soprattutto della chiesa anglicana o il rapporto talvolta difficile tra le chiese pentecostali ed evangelicali e quelle della Riforma). Temi complessi e, spesso, scottanti che vedono impegnati nel dibattito i rappresentanti delle diverse chiese, ma che sono molto lontani dalla sensibilità dei semplici fedeli. A questi ultimi si devono i tanti piccoli gesti di buona volontà, soprattutto ispirati alla solidarietà, cui si faceva cenno prima: negli ultimi anni, per esempio, cattolici, protestanti e ortodossi hanno agito, insieme, tra Grecia e Turchia, sul confine ungherese o tra Stati Uniti e Messico per aiutare migliaia di migranti, mentre nel Mediterraneo cattolici e riformati hanno dato vita all’esperimento dei “corridoi umanitari”che sono diventati un modo intelligente e concreto di sostegno a chi si trova nel bisogno. E accanto a ciò, non va dimenticata l’azione instancabile di papa Francesco che continua nel suo lavoro di tessitura e di ricucitura dei rapporti tra le diverse chiese, mediando e incoraggiando. Un quadro, quello dell’ecumenismo del 2020, fatto di luci e di ombre che deve rafforzare e consolidare nelle comunità la convinzione che per l’unità bisogna ancora pregare e pregare molto perché le nostre povere forze umane ben poco possono se non sono sostenute da un aiuto che viene dall’alto. E inoltre, pregare non solo in questa settimana di gennaio, ma ogni giorno, sentendo che questo è un dovere e una responsabilità a cui nessuno si può sottrarre: una specie di ottava, moderna opera di misericordia spirituale, con cui rendere il nostro essere cristiani e testimoni del Vangelo una sorgente di bene per tutti e per il nostro mondo, sempre più affamato di pace, di amore e di bontà.

ADRIANA POZZI 16 gen 09:08