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di CLAUDIO CAMBEDDA 07 ott 2026 13:13

L’arresto mancato

L’articolo 58 dello Statuto di Roma del 1998 (fondante la Corte Penale Internazionale Cpi) è la base del mandato di arresto, che risale al 21 settembre 2024, a carico dei ministri israeliani Netanyahu e Gallant per crimini di guerra contro la Palestina (induzione alla fame come metodo di guerra, attacchi e persecuzione contro la popolazione civile, ecc.). Non si tratta di una sentenza di condanna, ma di un provvedimento emergenziale di natura cautelare in pendenza del procedimento. Come ha potuto Netanyahu presenziare incolume all’Assemblea generale tenutasi a New York dal 22 al 28 settembre? Sono necessarie alcune precisazioni. La Corte Penale Internazionale è un organo estraneo e autonomo rispetto all’Onu. La Cpi può essere attivata mediante rinvio a essa da parte del Consiglio di sicurezza Onu (capitolo VII della Carta Onu), ma questo non è avvenuto per il caso Netanyahu.

L’articolo 103 della Carta Onu consente di non applicare i provvedimenti anche cautelari della Cpi. Senza estendere il confronto alle varie entità internazionali europee (Ue, Cedu), che complicherebbe molto l’esame, si osserva che – all’articolo II paragrafo 9 della Carta Onu –, le autorità federali Usa non possono entrare nel distretto della sede Onu per svolgere funzioni di polizia senza il consenso del Segretario generale (evidentemente non vi è stato nel nostro caso). Inoltre nell’articolo IV al paragrafo 11 e 12 della Carta Onu, si dice che i membri Onu rappresentano uno Stato e godono di immunità. Altre normative Usa hanno protetto il ministro israeliano: l’accordo Usa-Onu art. 4, par. 11, la normativa Aspa (American Service Members’ Protection Act) del 2002 – limitativa della cooperazione fra Usa e CPI – e l’Headquarters Agreement, che regola l’accesso e il funzionamento della sede Onu e stabilisce che le autorità Usa non possono imporre impedimenti al transito verso la sede Onu di persone rappresentative degli Stati. Senza dimenticare che gli Usa non appartengono allo Statuto di Roma istitutivo della Cpi.

Già nel settembre 2026, il sindaco di New York aveva dichiarato di non avere autorità giuridica autonoma per eseguire il mandato di arresto. Un groviglio di norme internazionali (con alcuni dubbi, in quanto l’articolo 103 della carta Onu non offre agli Usa una generica licenza di “ignorare” il mandato della Cpi) hanno protetto Netanyahu. Emerge, però, con evidenza il grido di allarme del mondo di fronte alle violazioni commesse dal governo israeliano nei confronti della popolazione palestinese. Si confida che il diritto internazionale, oggi in grave crisi, possa ritrovare coesione e ragione di esistere.

(Foto AFP/SIR)

CLAUDIO CAMBEDDA 07 ott 2026 13:13