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Brescia
di PAOLO FONTANA 11 ott 2026 07:23

L'Occidente trovi il coraggio di essere se stesso

Il discorso pronunciato dal Segretario di Stato americano Marco Rubio ad Atene, davanti all'Acropoli, meriterebbe un'attenzione ben maggiore di quella riservata alle consuete dichiarazioni diplomatiche. Non tanto per la sua appartenenza all'amministrazione Trump, quanto per le questioni di fondo che solleva: che cosa significa oggi appartenere alla civiltà occidentale? Quali valori intendiamo trasmettere alle prossime generazioni? E soprattutto, abbiamo ancora la volontà di difenderli e svilupparli?

Rubio ha richiamato le radici greche della nostra civiltà, individuando nella curiosità, nella ricerca della conoscenza, nel coraggio, nella responsabilità individuale e nell'aspirazione all'eccellenza alcuni dei caratteri che hanno reso possibile lo straordinario sviluppo dell'Occidente.

Ma il passaggio che considero più significativo riguarda la critica a una società che rischia di confondere l'uguaglianza delle opportunità con il livellamento dei risultati, la tutela dei più deboli con la rinuncia a valorizzare i migliori, la sicurezza con l'eliminazione del rischio.

È una riflessione che dovrebbe interessare particolarmente l'Europa e l'Italia.

Abbiamo costruito sistemi di protezione sociale che rappresentano una conquista della nostra civiltà. Sarebbe un errore rinnegarli o ridurli. Ma sarebbe altrettanto sbagliato dimenticare che il benessere da distribuire deve prima essere prodotto, che l'innovazione richiede libertà di iniziativa e che il progresso nasce anche dall'ambizione di persone capaci di assumersi responsabilità, affrontare rischi e superare i limiti esistenti.

Una società giusta non è quella che impedisce ai migliori di emergere, ma quella che offre a ciascuno la possibilità di sviluppare pienamente le proprie capacità, senza che la condizione economica o l’origine familiare rappresentino un ostacolo, e senza lasciare indietro chi incontra maggiori difficoltà.

C'è poi un altro aspetto, forse ancora più importante. Rubio ci ricorda che l'Occidente non è semplicemente un'area geografica, un mercato comune o un'alleanza militare. È anzitutto una tradizione culturale, filosofica e morale, formatasi attraverso la Grecia, Roma, il cristianesimo, l'umanesimo e lo sviluppo del pensiero scientifico.

Una tradizione che non dobbiamo idealizzare, perché anche la nostra storia contiene errori, ingiustizie e contraddizioni. Ma che non dovremmo neppure insegnare a disprezzare. La conoscenza critica del passato è cosa ben diversa dalla vergogna delle proprie origini.

Proprio la capacità di discutere, dubitare e correggere i propri errori costituisce una delle eredità più preziose della nostra civiltà.

Sul piano politico, il richiamo di Rubio alla sovranità nazionale, alla sicurezza, alla produzione industriale e all'indipendenza tecnologica pone interrogativi concreti. L'Europa può continuare a dipendere da altri per l'energia, le materie prime strategiche, le tecnologie e la propria difesa? E può davvero parlare di autonomia senza assumersi la responsabilità economica e politica delle proprie scelte?

La questione, tuttavia, non dovrebbe tradursi in una contrapposizione tra sovranità nazionale e collaborazione europea. Al contrario, in un mondo caratterizzato dalla competizione tra grandi potenze, alcune sovranità possono essere esercitate efficacemente soltanto attraverso una cooperazione tra Stati.

Credo dunque che il significato più profondo del discorso di Atene non sia un invito a celebrare nostalgicamente la grandezza dell'Occidente, ma a interrogarci sulle condizioni che l'hanno resa possibile.

Non basta essere orgogliosi del Partenone, di Galileo, di Michelangelo o delle grandi conquiste scientifiche. Occorre domandarsi se oggi stiamo creando le condizioni affinché possano emergere nuovi pensatori, imprenditori, ricercatori e innovatori.

Il vero problema dell'Occidente non è soltanto difendere ciò che ha ereditato, ma dimostrare di essere ancora capace di costruire qualcosa che meriti di essere ereditato.

È una sfida culturale prima ancora che economica o militare. E dovrebbe riguardare tutti, indipendentemente dalle appartenenze politiche.

Perché una civiltà non declina quando qualcuno ne contesta i valori, ma quando i suoi stessi cittadini smettono di comprenderli, praticarli e trasmetterli. 



©Rubio, dalla Pagina Facebook Senatore Rubio

PAOLO FONTANA 11 ott 2026 07:23