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di ROSSELLA DE PERI 18 mar 2026 10:28

La casa nel bosco

Si sta parlando tanto della “casa nel bosco”. La maggior parte dell’opinione pubblica sembra ritenere un’ingiustizia il distacco dei bambini dai loro genitori. Le motivazioni per avallare questa opinione poggiano su argomentazioni del tipo: “Cosa c’è di male se questa famiglia vive in condizioni naif?! Il fatto che non abbiano l’acqua corrente non è un motivo per portare via dei figli ai loro genitori! Questi genitori non fanno niente di male!”. E via di questo passo. Ma queste opinioni su quali informazioni si basano? Sull’aver visto immagini di una casa nel bosco?! Chi esprime queste opinioni ha letto le relazioni dei numerosi professionisti coinvolti nel caso?

Ha sentito le opinioni degli esperti che stanno studiando e valutando la situazione e che si esprimono con cognizione di causa? Sembra che i numerosi professionisti che si stanno occupando del caso siano dei cattivi che vogliono portare via i bambini ai genitori. In questi casi, i professionisti coinvolti parlano con i genitori e con i bambini, hanno il compito di valutare le capacità genitoriali del padre e della madre e la salute psico-fisica dei bambini. Non si possono affidare dei bambini a genitori, ritenuti non idonei, per non farli piangere. Questo non può essere un criterio di decisione, perché un bambino soffrirà sempre del distacco dal genitore, anche se questo fosse un genitore infimo, che gli sta facendo del male e nuocendo al suo sviluppo: un bambino non può saperlo. Ecco che allora devono entrare in campo esperti che possano valutare e intervenire per migliorare la situazione pregiudizievole, nell’interesse del minore.

Il Servizio Sociale (e in particolare il Servizio Tutela dei Minori), assistenti sociali, psicologi, educatori e neuropsichiatri infantili hanno l’obiettivo di tutelare i minori, cioè di proteggerli, non di “portarli via” ai loro genitori. Non è credibile che un giudice del Tribunale per i Minori (che emana i decreti) prenda a cuor leggero la decisione di allontanare dei bambini dai loro genitori: l’allontanamento è l’extrema ratio. Si spera sempre che non sia definitivo e può essere revocato. Si lavora sostenendo e aiutando i genitori, predisponendo progetti ad hoc per quella famiglia. Esprimersi su situazioni come questa senza cognizione di causa (magari addirittura strumentalizzando il caso) genera sfiducia e pregiudizio in Servizi che nascono invece come aiuto sociale, in senso lato, per i più svariati problemi. I professionisti possono sbagliare? Certo, come tutti, ma il loro lavoro deve essere valutato con cognizione di causa.

(Foto ANSA/SIR)

ROSSELLA DE PERI 18 mar 2026 10:28