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di GIANCARLO PARIS 06 feb 10:48

La città e i suoi patroni

"La nostra città ricorda il 15 febbraio i suoi patroni Faustino e Giovita. È l’occasione per cercare di capire significato e portata di un evento come questo che coinvolge credenti e non credenti, bresciani e non". L'opinione di padre Giancarlo Paris

Perché si festeggiano i patroni? La nostra città ricorda il 15 febbraio i suoi patroni Faustino e Giovita. È l’occasione per cercare di capire significato e portata di un evento come questo che coinvolge credenti e non credenti, bresciani e non, italiani e stranieri residenti in città. Penso che ci siano alcuni aspetti da sottolineare. Il primo è il ricordo della santità e della testimonianza cristiana. In questo giorno la Chiesa locale rende omaggio a due suoi santi che hanno testimoniato la fede fino al sangue. Vivere la celebrazione dei patroni dovrebbe avere quindi anche lo scopo di ricordarci il nostro battesimo, di riprendere il cammino verso la santità e soprattutto la testimonianza cristiana da dare al nostro tempo, che ne ha bisogno, testimonianza del comandamento dell’amore che nasce e si sviluppa dalla cultura eucaristica, come ben ci ha ricordato il nostro caro Vescovo Pierantonio nella Lettera pastorale. Questi santi patroni proteggono la città e l’hanno difesa; l’hanno amata e la amano. Ricordare i patroni significa quindi ricordarsi che siamo cittadini. Amare la città significa vivere da bravi cittadini con senso civico, con rispetto, con onestà e giustizia. I patroni rimandano a tutta una storia cristiana che ci ha preceduto, che ha lasciato una forte impronta lungo i secoli, non solo nella costruzione di monasteri storici e di bellissime chiese, ma di una tradizione che ha generato opere di carità che hanno in modo anche forte, segnato e orientato la vita della città: pensiamo alle opere caritative o a quelle dell’istruzione legate a santi cittadini che tutt’ora operano sul territorio. La festa: la città si ferma per vivere il tempo della festa e la festa è amicizia, accoglienza: in città si riversano persone che vivono fuori di essa. Per quel giorno, la festa liturgica diventa festa per le strade, per le case. La città allora assume in modo simbolico, il volto del Paradiso, della comunione. I santi che festeggiamo e ricordiamo sono due convertiti: il vescovo Apollonio nel II secolo li guidò in questo cambiamento interiore che li portò dalla carriera militare all’evangelizzazione. In ultimo allora va sottolineato il richiamo alla conversione: nella Basilica a loro dedicata si compie il gesto della venerazione delle reliquie: le “tocchiamo” perché la loro fede a sua volta “tocchi” i nostri cuori e ci aiuti a diventare cristiani migliori, buoni, fedeli, giusti: questo in fondo è il vero omaggio che possiamo rendere ai nostri patroni.

GIANCARLO PARIS 06 feb 10:48