lock forward back pause icon-master-sprites-04 volume grid-view list-view fb whatsapp tw gplus yt left right up down cloud sun
Brescia
di DAVIDE GUARNERI 04 giu 2026 08:11

La scuola non fa notizia

Siamo al termine delle lezioni, iniziano scrutini e poi esami. Si traccia qualche bilancio, la comunicazione dedica un po’ di spazio a una realtà che, per limitarci alla provincia, coinvolge 170.520 alunni in un sistema pubblico costituito da scuole statali, paritarie e comunali. Nelle aule scolastiche bresciane gli allievi con disabilità erano 6.404, quelli di provenienza migratoria (prima e seconda generazioni) 30.908, e non si conta la complessità di alunni con bisogni educativi speciali. Gli insegnanti nelle statali sono 2.850, 3960 l’organico complessivo del personale tecnico e ausiliario, oltre 1.500 i dipendenti delle scuole paritarie. È un sistema molto complesso che incide e interagisce con migliaia di genitori, amministrazioni locali, associazioni, comunità civili e religiose, presente in un territorio articolato. Oltre ai canonici momenti di apertura e chiusura dell’anno scolastico, a qualche notizia di cronaca e a qualche allarme retorico (“la scuola non riesce ad educare”, “la scuola è ormai solo burocrazia”), purtroppo di scuola si parla poco, e soprattutto poco si agisce nel sostenere un sistema che è una risorsa quotidiana. La scuola non fa notizia, poiché è fatta di tempi lenti, di metodo, di relazioni. Lo evidenzia molto bene papa Leone nella sua prima enciclica “Magnifica Humanitas”: “La scuola non è chiamata a inseguire la velocità del mondo digitale, ma a offrire ciò che il digitale da solo non può dare: tempo condiviso per apprendere e relazioni affidabili.”. Il Papa dedica alla scuola una parte significativa dell’enciclica, dal numero 143 al 147, invitando famiglie, scuole, comunità cristiane e istituzioni pubbliche a un’alleanza educativa rinnovata e, soprattutto, individuando sfide e obiettivi: la sfida sociopolitica (“sia entro le singole nazioni che tra diverse aree del mondo, permangono forti disuguaglianze nell’accesso all’istruzione di base e agli studi superiori”), la sfida pedagogica (“lo sviluppo delle tecnologie informatiche e dell’IA rende rapidamente inadeguati programmi di studio pensati per un’altra epoca”), la sfida intellettuale e sapienziale (“si moltiplicano conoscenze frammentarie, ma diventa più difficile cogliere la realtà nel suo insieme, porre domande di senso, sviluppare un autentico pensiero critico e creativo”). Anche il Convegno diocesano non ha avuto un tempo sufficiente per valutare gli intrecci fra scuola, educazione, comunità civile e comunità ecclesiale: gli sviluppi potranno essere molteplici, anche solo alla luce dei numeri esposti sopra, ma soprattutto di temi quali le sfide educative indotte dal digitale e dall’intelligenza artificiale, la necessità di affrontare l’inverno demografico, la tessitura di legami comunitari.

DAVIDE GUARNERI 04 giu 2026 08:11