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Brescia
di GABRIELE BAZZOLI 12 mar 2026 07:43

Le prospettive dei Cag rispetto ai bisogni

Quando, nel 1987, nacquero i Cag in Lombardia l’accento normativo era chiaramente votato alla “prevenzione” rispetto ai comportamenti “a rischio” di adolescenti e giovani. Fin da subito molte realtà della Diocesi riconobbero nella descrizione di questo “servizio pubblico a carattere aggregativo, educativo e territoriale” alcune dimensioni tipiche del “metodo preventivo” dell’oratorio e scelsero di muoversi per accreditare un’esperienza già in essere, qualificandola e ripensandola in modo da poter essere integrata con la rete dei “servizi sociali”, pur senza identificarsi in essi. Una scelta impegnativa e non scontata che intendeva incarnare uno sguardo di Chiesa che si interessa e prova a dare risposte ai problemi emergenti. Guardare ai Cag significa guardare, in una logica di carità educativa, a questa storia e al cambiamento profondo dei bisogni che adolescenti e giovani (con le loro famiglie) esprimono. In 40 anni, ad esempio, i Cag si sono confrontati con la presenza delle grandi compagnie e delle solitudini che talvolta erano anticamera delle dipendenze, per poi aprire una finestra sulle necessità di spazi dedicati ai preadolescenti (e poi anche ai bambini) di integrazione, alfabetizzazione, incontro con la vita delle comunità. Ben presto accanto alla richiesta – spesso pressante – di uno “spazio compiti”, l’apertura di questi servizi ha permesso di far entrare minori – e a volte le loro famiglie – nel circuito della vita della comunità: ragazzini con un italiano stentato che in pochi anni sono diventati animatori del Grest, adolescenti coinvolti nelle attività sportive, a volte giovani lavoratori che hanno saputo lambire ma superare passaggi difficili dell’adolescenza. Oggi la sfida si rinnova. Le forme base dell’integrazione proposte nei laboratori dei Cag, la presenza di luoghi vissuti e abitati da presenze adulte, l’incontro con educatori professionali (orecchie attente capaci di cogliere le situazioni di disagio) rimangono solidi strumenti disponibili per agganciare ragazzi in età evolutiva dai tempi di vita a volte sfuggenti, più ripiegati su sé stessi, ma certamente bisognosi di luoghi “caldi” di prevenzione, appoggio all’attività specifica dei servizi e proposta educativa.

GABRIELE BAZZOLI 12 mar 2026 07:43