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Brescia
di CARMINE TRECROCI 13 mag 2026 15:37

Make Reason Great Again, please

“Ancora non riesco a capacitarmi di come il mondo potesse essere così cieco, con l’economia globale tenuta ostaggio da uno stretto di 50 km. [.] I governi saranno costretti a rivedere le proprie strategie energetiche. Ci sarà una spinta straordinaria verso le rinnovabili, il nucleare e l’elettrificazione dei consumi. E ciò sottrarrà molto terreno ai mercati petroliferi.” Parole di un ecologista o di un nemico dei combustibili fossili? Nient’affatto, è l’estratto di un’intervista a Fatih Birol, famoso economista al vertice dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, la maggiore organizzazione internazionale del comparto, tradizionalmente amica delle fonti energetiche tradizionali. Si chiede apertamente di quali interessi i governanti si siano presi cura per decenni, quando un pizzico di conoscenza e di sale in zucca suggeriva di accelerare la transizione verso l’energia pulita e sicura di solare, eolico e altre rinnovabili.

La stessa domanda possiamo porcela a proposito di molte altre questioni diventate “emergenza”. Per esempio, quando i governi italiani si limitano ad amministrare l’esistente e non promuovono, come invece fanno altri paesi, l’efficientamento del mercato elettrico e della sua rete e l’installazione massiccia di fotovoltaico ed eolico, non immaginano che l’inerzia comporterà bollette più salate, approvvigionamenti più a rischio ed emissioni di CO2 in crescita, cioè esattamente la situazione che per l’ennesima volta ci tocca di affrontare?

Ancora: diversi governi europei rispondono a questa crisi energetica sussidiando, a spese del contribuente, i prezzi al dettaglio dei carburanti, anziché intervenendo su domanda elettrica, trasporto pubblico, organizzazione e orari di lavoro e scuola. Le scelte operate faranno salire, invece che scendere, il fardello energetico complessivo, a tutto vantaggio delle società fossili e a danno di bilancio pubblico e cittadini.

Infine, l’attacco di Israele e USA all’Iran e le risposte di quest’ultimo stanno mettendo in crisi il commercio e il sistema produttivo globale. Si stanno, inoltre, creando le condizioni perché le banche centrali siano obbligate ad alzare i tassi di interesse nel tentativo di attenuare le spinte inflazionistiche. Queste manovre restrittive rafforzeranno le pressioni al ribasso sull’attività economica, aumentando i rischi di una recessione globale. Tutto prevedibile ben prima di questo incomprensibile conflitto. I costi del rallentamento economico e finanziario, e le loro ripercussioni sociali, sono stati considerati da chi lo ha scatenato o tollerato? 

CARMINE TRECROCI 13 mag 2026 15:37