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Brescia
di PAOLA ZINI 16 mag 2024 08:00

Scuola e famiglia

50 anni fa entrarono in vigore i decreti delegati, che sancirono l’ingresso della famiglia nella scuola e furono il primo segnale di apertura dell’istituzione scolastica. 50 anni fa si iniziò a parlare del rapporto scuola famiglia e oggi ci troviamo a constatare che tale relazione è tutt’altro che compiuta, anzi, siamo nelle condizioni di sostenere che ora è quanto mai urgente tornare a riflettere su questi temi. Sto incontrando molti insegnanti e sto avviando con loro un confronto. Ciò che prevale è una sensazione di fatica, mi raccontano di un rapporto difficile, in cui spesso i due interlocutori, insegnanti e genitori, non si capiscono e nascono dunque fraintendimenti e incomprensioni. Situazioni in cui il buon senso non riesce a prevalere e in cui emerge la fragilità del mondo adulto, sempre più autoreferenziale. Di fronte a queste difficoltà vi sono anche esperienze molto positive di relazioni autentiche a beneficio del benessere e della crescita dei figli-alunni. Quali indicazioni, dunque, per poter navigare in questa complessità? Certamente per creare una relazione positiva è indispensabile conoscersi, fare in modo che genitori e insegnanti si conoscano e questo vuol dire creare occasioni affinché ciò possa accadere. Conoscere l’altro è l’unico modo per non farmi sopraffare dai pregiudizi e per riconoscere le sue caratteristiche e specificità. Oltre a ciò, è necessario avviare una comunicazione, che non è solo unidirezionale, che non è solo passaggio di informazioni, ma in cui c’è scambio, c’è condivisione, ascolto.

La conoscenza e la comunicazione sono gli ingredienti per creare fiducia, elemento necessario per collaborare. E’ indispensabile anche la capacità di mettersi in discussione, di decentrarsi, di allargare lo sguardo, affinché esso non sia solamente focalizzato su di sé, sui bisogni ed esigenze del proprio figlio, ma sia aperto ad incontrare anche un punto diverso dal proprio. Mi sembra importante anche la flessibilità, il venirsi incontro, l’accogliere le esigenze altrui, così come mi sembra opportuna la presenza di un altro elemento, la creatività, per immaginare forme nuove di relazione, luoghi e tempi di confronto inediti, che sembrano funzionare in quella classe e in quella scuola. Quella che si configura è una nuova professionalità docente, che riconosce che la relazione con le famiglie è una dimensione che qualifica la propria professione e su questa bisogna lavorare, consapevoli che sono da investire tempo ed energie. Non si può negare il problema o decidere di non affrontarlo, questa è l’unica via per poter vedere qualche cambiamento e per mettere al centro, davvero, i bambini e i ragazzi.

PAOLA ZINI 16 mag 2024 08:00