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Brescia
di RAFFAELLA FALCO 15 ott 2026 07:47

Siamo e ci siamo

Ci siamo. Questa la risposta della vita consacrata presente in Diocesi all’invito del Vescovo per la presentazione della lettera “Camminiamo nella luce del Signore”, all’inizio dell’anno pastorale. Mons. Tremolada ci ha accolti così: “Mi fa piacere vedervi. Questo è sempre un momento atteso: vedere i vostri volti e ringraziarvi per la vostra testimonianza è molto importante, per me personalmente e per la nostra Chiesa”. Già, impossibile non esserci, perché, man mano che i contenuti della lettera vengono illustrati, ci è facile ritrovare quegli spazi, modi e tempi da noi abitualmente frequentati, con la presenza discreta, ma tenace, dei carismi dei nostri Istituti. Abbiamo partecipato alla preparazione del Convegno con il contributo di riflessioni, valutazioni e segnalazioni e, come delegati, alle diverse sessioni e gruppi di discussione, certi che tutto questo sia confluito nel frutto finale del Convegno. Ci riconosciamo facilmente sia nella pastorale d’ambiente sia in quella ordinaria, perché il dono carismatico che abbiamo ricevuto ci spinge a raggiungere i luoghi dove l’umanità quotidianamente vive “le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono” (Gaudium et spes, 1): le scuole, gli ospedali, le case di cura, i luoghi di lavoro… perché nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel nostro cuore. Come la maggior parte dei cristiani, anche noi, in parrocchia, alimentiamo la nostra fede con i Sacramenti, l’ascolto della Parola di Dio, l’esperienza della comunità, per poi essere mandati a viverla nei diversi ambienti di vita che condividiamo con i nostri fratelli e le nostre sorelle, credenti e non. È un’intuizione che ha precorso i tempi quella delle nostre fondatrici e fondatori: senza usare la nostra terminologia e nemmeno le nostre categorie, hanno sapientemente unito fede e vita e mandato noi. A fare qualcosa? Non sempre e non necessariamente; forse per questo, a volte, la nostra presenza è sfuggente e difficilmente classificabile, ma se fosse proprio questo esserci, in dialogo con la realtà, con le persone e con le culture, a dire qualcosa a chi ci incontra? Ci siamo, vivendo ogni giorno con sorelle e fratelli anziani, che ci ricordano da dove veniamo e qual è la nostra meta. Ci siamo, provando, nelle nostre comunità, a cogliere la sfida della diversità di culture. E, forti “solo” del nostro essere donne e uomini di Dio, se docili strumenti nelle Sue mani, ci mettiamo a servizio della Chiesa bresciana, con quello che… siamo.

RAFFAELLA FALCO 15 ott 2026 07:47