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Ghedi
di MASSIMO VENTURELLI 22 ott 2026 08:37

Trasformare oggi lance in vomeri

Droni che sorvolano campi e colture, immagini satellitari a supporto della decisioni da prendere, telecontrollo, automatizzazioni, etc. Questi e tanti altri scenari (molti dei quali sono già in fase di sperimentazione, anche nel Bresciano) sono stati evocati nei giorni scorsi nel convegno “Acqua: risorsa, innovazione e sostenibilità”, promosso a Ghedi dalla Banca di Credito Cooperativo Agrobresciano, in collaborazione con Condifesa Lombardia Nord-Est e FuturAgri. Ad ascoltare le relazioni messe in programma una platea composta da studenti dei principali Istituti agrari del Bresciano, quelli a cui in un futuro ormai prossimo sarà affidata la sfida impegnativa di gestione del comparto agricolo, uno dei più importanti per l’economia locale. Un mondo, quello dell’agricoltura, che negli anni a venire dovrà, però, guardarsi dalle conseguenze sempre più pesanti delle ferite che l’uomo, con scelte e atteggiamenti scriteriati, ha inferto all’ambiente.

Alcune sono state indicate, con dati e studi tutt’altro che rassicuranti, anche nel convegno di Ghedi da Giacomo Gerosa del Dipartimento di matematica e fisica dell’Università Cattolica di Brescia: cambiamento climatico che, entro la fine di questo secolo, porterà con sé (ma qualcosa stiamo già sperimentandolo) effetti sempre più impattanti, come l’innalzamento delle temperature, il progressivo scioglimento di ghiacciai (e la relativa guerra che potrebbe scatenarsi per il controllo delle rotte commerciali che si apriranno con la riduzione del circolo polare artico) e l’alternanza tra siccità prolungate e precipitazioni intense (con conseguenze sempre più gravi). Scenari non certo edificanti, ma a cui, come ha poi ricordato Arianna Facchi del Dipartimento di idraulica e agraria dell’Università degli Studi di Milano, l’uomo potrà contrapporsi nell’azione di quello che è il principale comparto necessario alla sua sopravvivenza com’è quello agricolo, affidandosi alla scienza, al progresso tecnico. E così, come dimostrano quelle sperimentazioni in atto ricordate poc’anzi, quei droni, che oggi conosciamo come strumenti di morte, e quei satelliti che li guidano nelle loro azioni, potranno diventare strumenti di pace, di sviluppo e di futuro perché “trasformare le lance in vomeri” è davvero l’unico modo per garantire il domani dell’umanità.

MASSIMO VENTURELLI 22 ott 2026 08:37