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Brescia
di R.GUATTA CALDINI 25 gen 2016 00:00

Dalla carta al web: la battaglia dell'informazione al tempo dei social

Massimo Fini, Piero Vietti e Angelo Maria Perrino ospiti della San Benedetto per discutere dei rischi e delle opportunità dell'informazione digitale

“L'uomo dell'era tecnologica rischia di essere vittima degli stessi successi della sua intelligenza e dei risultati delle sue capacità operative ", ammoniva Benedetto XVI in occasione del suo primo messaggio Urbi et Orbi. La smodata fiducia nella tecnologia - e il suo uso sconsiderato - è stato poi il fulcro della Laudato si’, l’enciclica di papa Francesco sulla cura della casa comune. Rischi – quelli delineati - che non esulano il mondo dell’informazione. Questa continuità magisteriale è stata sottolineata dal vice presidente della San Benedetto Marco Nicolai in occasione della prima serata della Scuola di Borgo Wührer, tenutasi giovedì 21 gennaio al Centro Paolo VI. "Comunicazione e informazione digitale: opportunità e rischi" è stato il tema sul quale si sono confrontati Massimo Fini, scrittore e giornalista; Angelo Maria Perrino, giornalista, fondatore e direttore di Affaritaliani.it e Piero Vietti, giornalista de Il Foglio.

Angelo Maria Perrino. Quanto incide il web sui processi legati all’informazione? Per Angelo Maria Perrino non ci sono dubbi, appurato che “internet è la più grande scoperta della storia dell'umanità, prima della ruota e della penicillina”, il flusso di notizie dei giornali on line soppianterà i vecchi quotidiani: “Internet vincerà, stravolgerà tutti gli assetti del giornalismo”. Per i reporter del web è tutto rose e fiori? Niente affatto. Il giornalista multimediale deve ingaggiare una battaglia quotidiana con l’indicizzazione sui motori di ricerca per essere sicuro di rispondere alle richieste del momento attraverso una costante idagine dei temi più cliccati, degli hashtag più popolari.

Piero Vietti. Oggi siamo più informati di ieri? Sì, secondo Piero Vietti, dal 2007 responsabile dell’edizione “on line” del Foglio. “Cambiano, però, le modalità”. Se è vero che dal web sgorga un flusso ininterrotto di informazioni, è altrettanto vero che al giornalista spetta l’onere di scremare la “fuffa” dello stream dalla verità sostanziale dei fatti narrati. Il paradosso, secondo Vietti, è rappresentato dalla maggiore fiducia riposta nelle notizie “postate” dai propri amici su Facebook, Twitter o Instagram rispetto a quanto proposto dai giornali. Quindi? “Chi fa comunicazione deve diventare un amico di cui ci si fida” e per questo sono basilari la “professionalità, l’intelligenza e il giudizio critico”. Rispetto al flusso di notizie, “serve uno scoglio a cui aggrapparsi, sui cui salire, per capire cosa vale la pena trattenere”.

Massimo Fini. Più critico, invece, rispetto ai cambiamenti in atto nel mondo dell’informazione, è stato Massimo Fini secondo il quale “il giornalismo - era la convinzione del cronista de La Notte Stefano Nutrizio - è un mestiere che si fa prima coi ‘piedi e poi con la testa’”, “oggi chiunque può costruire un pezzo attraverso internet senza uscire dalla propria stanza”. Se Perrino e Vietti sembrano aver detto addio alle scarpe consumate dai chilometri percorsi in cerca della notizia e dall’odore acre dell’inchiostro delle rotative, Fini si dimostra meno possibilista circa la scomparsa dei giornali dalle edicole perché “l’attuale eccesso di informazione uccide il giornalismo”. La dimensione materiale dell’informazione, il contatto con la carta, secondo Fini è insostituibile tanto quanto il contatto umano, oggi spesso soppiantato da rapporti virtuali e alienanti. In gioco, infatti, secondo Fini, non c’è solo il ruolo del giornalismo. In un mondo dove “gli adolescenti passano dalle sei alle otto ore sul web” anche i rapporti umani rischiano un’atrofizzazione: “La tecnologia ci allontana dagli altri - ha chiosato - e alla fine ci allontanerà anche da noi stessi”.
R.GUATTA CALDINI 25 gen 2016 00:00