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di LUCIANO FEBBRARI 22 ott 08:52

Camminiamo insieme

Don Edoardo, classe 1957 e originario della parrocchia di Calino, arriva dall’esperienza di Casaglia. E' il nuovo parroco di San Vigilio di Concesio

“Oggi quando le reti e gli strumenti della comunicazione umana hanno raggiunto sviluppi inauditi, sentiamo la sfida di scoprire e trasmettere la ‘mistica’ di vivere insieme, di mescolarci, di incontrarci, di prenderci in braccio, di appoggiarci, di appoggiarci a questa marea un po’ caotica che può trasformarsi in una vera esperienza di fraternità, in una carovana solidale, in un santo pellegrinaggio. In questo modo, le maggiori possibilità di comunicazione si tradurranno in maggiori possibilità di incontro e di solidarietà fra tutti” (EG 87). Nella sua riflessione don Edoardo Sartori, nominato dal Vescovo nuovo parroco di San Vigilio di Concesio, parte da qui, dall’immagine della carovana solidale ripresa dal secondo capitolo di Evangelii Gaudium. “Il Papa con l’immagine della carovana e delle tre vetture (cuore, stile e strutture) ci aiuta a ragionare sull’esperienza delle varie comunità cristiane: la fraternità è la medicina contro le varie tentazioni e malattie che affliggono le comunità cristiane”. L’esortazione apostolica di Francesco va letta e metabolizzata, perché offre spunti interessanti sulla realtà della parrocchia che, se non è capace di riformarsi e di adattarsi, rischia di perdere la capacità di evangelizzare. Per inseguire questi obiettivi, come scrive il Papa, è importante che resti in contatto con le famiglie e con la vita del popolo. Classe 1957 e originario della parrocchia di Calino, don Edoardo nel corso del suo ministero sacerdotale ha svolto i seguenti servizi: curato a Gianico (1981-1987); curato a Cazzago San Martino (1987-1995); parroco di Bargnano e di Frontignano (1995-2010); dal 2010 è parroco di Casaglia.

Don Edoardo, partiamo dalla prima vettura della carovana solidale, il cuore… Qual è l’immagine ideale della parrocchia?

La parrocchia deve essere una fraternità di persone che hanno la gioia di accogliere il Vangelo cominciando da quelli che hanno il dono di svolgere un ministero o un servizio nella comunità. Prima di tutto anche noi contempliamo la Parola. Quando si dimentica la sorgente ossia lo sguardo di Dio che si concretizza nella grazia della sua parola, dei sacramenti, della fraternità, si perde il senso delle proprie azioni e ci si misura con i metri mondani del successo e del consenso. In secondo luogo la comunità cristiana ha bisogno anche di uno sguardo di vicinanza per contemplare, commuoversi e fermarsi davanti all’altro: “Sa guardare alla grandezza sacra del prossimo, che sa scoprire Dio in ogni essere umano” (EG 92).

Qual è lo stile da inseguire?

La comunità cristiana che si raduna attorno all’altare assorbe, nella celebrazione della cena del Signore, lo stile della carità. Gesù indica a tutti i discepoli di essere sale e luce (i discepoli non sono un esercito, non sono un plotone di esecuzione, non sono un castello fortificato o una cittadella assediata, non sono una élite di sapienti e di intellettuali…). Sale e luce sono elementi umili perché non attirano a sé ma danno risalto ad altro; apparentemente poveri e insignificanti, ma in realtà capaci di dare sapore e colore.

Nelle nostre comunità ci sono tante strutture difficili da sostenere...

Le strutture sono essenziali in una comunità perché senza di esse non si riesce a svolgere bene alcun servizio. Diventano, però, degli ostacoli quando le migliori energie vengono spese per mantenere, restaurare e far funzionare le strutture stesse. Accanto alle strutture ci sono le norme e le abitudini, pure esse essenziali e necessarie, perché senza regole è impossibile qualsiasi convivenza civile. Ma le regole vanno richiamate e applicate dentro una cornice di accoglienza, altrimenti allontanano. Dentro questo capitolo delle strutture si pone anche la questione della riorganizzazione pastorale della comunità cristiana che si traduce concretamente nella formazione di unità pastorali che vogliono aiutare le singole parrocchie ad uscire dalla propria autosufficienza e autoreferenzialità per aprirsi al territorio più ampio e utilizzare meglio le risorse disponibili.

LUCIANO FEBBRARI 22 ott 08:52