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di GIUSEPPE BELLERI 31 ott 13:28

La Via Crucis del Trainini

Nella chiesa di S. Rocco, in via Rodolfo a Concesio, si possono ammirare le pregevoli stazioni dipinte dal pittore, scultore e architetto

Per ricordare il 50° anniversario della morte di Vittorio Trainini sono state allestite 3 mostre: l’ultima resterà aperta fino al 17 novembre presso il Museo Diocesano, tutti i giorni, eccetto il mercoledì, dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18. Ma a Concesio nella chiesa di S. Rocco, in via Rodolfo, si possono sempre ammirare le pregevoli stazioni della Via Crucis dipinte da Vittorio Trainini (pittore, scultore ed architetto) che qui, oltre a progettare la chiesa e seguirne, nel 1928, i lavori, realizzò le decorazioni e il presbiterio, dove dipinse un grande San Rocco coperto ora dalla tela e soasa di Palma il giovane.

Personaggi. I personaggi rappresentati sono tutti abitanti della frazione, che hanno posato su richiesta dell’artista e le varie stazioni hanno avuto come madrine varie famiglie lì residenti: quella dove Gesù consola le donne di Gerusalemme venne offerta dalla famiglia di Giorgio Montini e Giuditta Alghisi, con i figli Lodovico, don Battista e Francesco. Nella stazione che rappresenta la prima caduta si vede un fiore che con un lungo stelo sale a consolare Gesù: il pittore Angelo Rossini, di San Vigilio, che frequento il maestro Vittorio, ci ha confidato che il Trainini lo dipinse con una pennellata di tempera, terminato l’affresco, perché la scena gli parve troppo triste. Riportiamo alcune righe scritte dal figlio Gianluigi che fu anche allievo, collaboratore, modello (ma ancor di più lo fu la madre Ines). “Per mio padre Vittorio la casa è stata un libro su cui scrivere la sua storia più intima, le pareti sono state testimoni che raccontano ancora oggi le sue visioni di arte e bellezza. Spesso l’ispirazione delle sue opere scaturiva dall’approfondimento di alcuni fogli casualmente macchiati. Singolare la scelta del soggetto da dipingere nel Giudizio Universale della cupola della chiesa di Cristo Re: siccome una certa critica lo definiva sì “un bravo pittore, ma che dei suoi personaggi dipingeva solo il viso, le mani e i piedi, mentre il resto era solo panneggiamento”, popolò la cupola di decine di corpi completamente nudi. Era uno spettacolo osservarlo mentre dipingeva, mi meravigliava la sua sicurezza e velocità nell’eseguire ampie superfici, l’attenzione che riservava ai suoi allievi e collaboratori a cui dava preziosi suggerimenti. Era come una bottega, non dava lezioni, ma invitava ognuno di noi a osservarlo per cogliere e memorizzare tutte le tecniche e sfumature dell’arte dell’affresco. Ci diceva: “Il mestiere lo dovete rubare”. Terminiamo con una singolarità: nell’antica chiesetta di Santa Giulia, nella frazione di Costorio, che fino alla costruzione dell’attuale e più capiente chiesa, avvenuta nel 1912, era la sede delle messe e delle funzioni religiose, da alcuni anni vi sono delle piccole via crucis, dipinte ad olio su compensato, dai fratelli Trainini di Costorio, pittori autodidatti, che non sono parenti di Vittorio Trainini. Elia fece il disegno preparatorio, mentre Carlo (è morto un mese fa dopo una vita da pittore ed imbianchino) e Cesare dipinsero insieme le varie stazioni.

GIUSEPPE BELLERI 31 ott 13:28