La montagna, esperienza che fa crescere
“La montagna può essere un luogo capace di accogliere, accompagnare, curare e restituire fiducia. Non è soltanto una destinazione, ma un'esperienza che aiuta le persone a crescere”. Nelle parole di Roberto Zini, presidente di Pro Brixia, c'è il senso profondo dell'incontro "Montagna, Giovani e Inclusione", promosso al Brixia Forum come tappa di avvicinamento a "M come Montagna", la nuova mostra-convegno che debutterà a Brescia nel novembre 2026. Per troppo tempo la montagna è stata raccontata quasi esclusivamente come luogo di vacanza, sport o avventura. Eppure esiste una dimensione meno visibile, ma forse ancora più preziosa: quella della crescita personale, dell'inclusione e della cura. In montagna il passo conta più della velocità. Conta la capacità di ascoltare il gruppo, di aiutare chi resta indietro, di accettare i propri limiti senza viverli come una sconfitta.
Per un giovane che attraversa una fase difficile, per una persona con disabilità, per chi sta affrontando un percorso di riabilitazione o una fragilità personale, tutto questo può trasformarsi in un'esperienza di rinascita. “Vogliamo raccontare la montagna – prosegue Zini - in tutte le sue dimensioni: economica, ambientale, turistica e sportiva, ma anche sociale ed educativa. Perchè la montagna possiede una capacità rara: quella di mettere le persone sullo stesso piano”. Su un sentiero non conta il ruolo sociale, il titolo di studio o la professione. Conta la disponibilità a condividere la fatica, a sostenersi reciprocamente, a raggiungere insieme una meta. È un insegnamento semplice e potente che diventa particolarmente importante per le nuove generazioni, spesso immerse in una realtà sempre più digitale e veloce. La montagna insegna la pazienza. Insegna che alcuni risultati richiedono tempo. Insegna che ogni traguardo è fatto di piccoli passi e che la fatica non è necessariamente qualcosa da evitare, ma può diventare un'opportunità di crescita. Non è un caso che negli ultimi anni si siano sviluppati percorsi di montagnaterapia sempre più strutturati. Una metodologia che utilizza l'ambiente naturale come parte integrante di progetti educativi, riabilitativi e sociosanitari rivolti a persone fragili. Camminare insieme, affrontare una salita, condividere un rifugio o raggiungere una vetta diventano occasioni per recuperare fiducia nelle proprie capacità e riscoprire il valore della relazione con gli altri. Durante l'incontro si è parlato anche di accessibilità, un tema che sta cambiando il modo di vivere la montagna. Grazie alle joelette, speciali carrozzine da fuoristrada, sempre più persone con disabilità motorie possono percorrere sentieri e vivere l'emozione della natura in quota. Un'esperienza che non rappresenta soltanto un'opportunità ricreativa, ma un messaggio culturale forte: la montagna deve essere di tutti. È la filosofia che ha dato vita al progetto “Scalo Sogni” che unisce avventura, esplorazione e solidarietà in un dialogo continuo con studenti e ragazzi.
“C'è una dimensione della montagna - racconta il titolare di Gialdini Outdoor, Tony Massardi, che insieme all'alpinista Ettore Campana ha ideato il progetto - come luogo di speranza, rinascita e solidarietà”. In questa prospettiva la montagna assume un significato che va ben oltre il paesaggio. Diventa una palestra di vita. L’incontro è stata l’occasione per parlare della montagna anche come spazio di formazione, ricerca e sviluppo sostenibile dei territori, grazie all’importante contributo del Polo Unimont dell’Università degli Studi di Milano. “La sede di Edolo - conclude la responsabile, Anna Giorgi - da trent’anni lavora sulla valorizzazione dei territori montani attraverso didattica, ricerca, innovazione e terza missione e Brescia, con un territorio che per un terzo è costituito da aree montane, con il Parco dell'Adamello, il Parco dello Stelvio e una fitta rete di sentieri, rifugi e associazioni, possiede tutte le caratteristiche per diventare un laboratorio nazionale di questa nuova cultura della montagna”. Una cultura che non misura il successo soltanto in termini di presenze turistiche, ma nella capacità di generare benessere, inclusione e coesione sociale. È questa la sfida più importante. Fare in modo che la montagna continui a essere un luogo dove ciascuno possa sentirsi accolto, indipendentemente dall'età, dalle condizioni fisiche o dalla propria storia personale. Perché una vetta raggiunta insieme vale più di una conquista individuale. E perché, come insegna ogni sentiero, non conta soltanto arrivare in cima: conta soprattutto il cammino che si percorre accanto agli altri.