Usanza pronto al salto di qualità
Un campione d’Italia bresciano. Andrea Usanza, libero classe 2007 della Vero Volley, ha salutato il percorso giovanile alzando, per il secondo anno consecutivo, la coppa del campionato Under 19. Nativo di Adro, è cresciuto nella squadra del paese per passare poi al Volley Montichiari dove, accanto al percorso giovanile, ha affiancato l’impegno in Serie B. Due anni fa, la chiamata da Monza da uno dei club principali dello Stivale. Oggi si dice pronto al salto tra i grandi.
Quando nasce questa passione?
Ho cominciato a giocare perchè volevo seguire mia sorella: era il 2013 e iniziavo le scuole elementari. Dopo quattro anni nella squadra del mio paese, dovendo spostarmi in una squadra maschile, ho scelto il Volley Montichiari. Con loro, sono cresciuto come atleta e come persona: ho disputato le Finali nazionali 3x3 Under 13 e, nel 2021, quelle Under 15. Da lì in poi è stato solo un crescendo. Il mio allenatore, Nicola Tonoli, mi ha permesso di fare il salto di qualità, testandomi anche nel campionato di Serie B e cambiandomi di ruolo, da schiacciatore a libero. Sapevo che questo sarebbe stato il mio destino perchè la statura è quella che è e, anche in Nazionale, optavano per la stessa scelta. Comunque, mi piace e lo sento mio.
Dopo sette anni a Montichiari, è arrivata la chiamata di Monza...
Sì, mi erano arrivate voci su un possibile interessamento. Poi, ad aprile, mi hanno invitato a vedere la Finale scudetto e hanno organizzato un colloquio con i dirigenti. Hanno confermato l’interesse e mi hanno detto che si sarebbero aspettati molto da me. Ho detto subito di sì: penso sia il sogno di tutti gli atleti.
Com’è vivere in foresteria?
Adro e Monza non sono così lontane. Certamente, però, vivere senza i genitori ti fa crescere. Il fatto di condividere la quotidianità, la scuola e il tempo libero con le stesse persone con cui ti alleni e giochi è un po’ destabilizzante all’inizio. I primi mesi ho fatto fatica, poi mi sono abituato e ambientato. Mi trovo bene qui. Ho le mie abitudini, ho imparato a fare tutto e sono diventato molto autonomo.
Accanto al percorso con i club, non sono mancate le esperienze in Nazionale. Ti ricordi quando è arrivata la prima chiamata?
La prima convocazione in Nazionale è stata certamente la più bella. Ero sotto l’ombrellone e la società mi ha avvisato della chiamata in Azzurro. Sul momento, non ci ho dato troppo peso: giocavo nell’Under 15, ero ancora piccolo e non capivo bene cosa significasse. Crescendo, ho sentito la responsabilità e il pregio di questa maglia, soprattutto in preparazione all’Europeo Under 17. A gennaio 2023 abbiamo disputato la qualificazione a Darfo. È stato emozionante: giocavamo in casa e, soprattutto, vicino alla mia Adro, alla mia famiglia e ai miei affetti. L’Europeo, comunque, è stato davvero difficile. La formula prevedeva due gironi da otto squadre, con il passaggio del turno esclusivo alle prime due classificate: quell’anno erano state inserite nello stesso lato del tabellone tutte le favorite. Noi sognavamo in grande, ma eravamo anche intimoriti dalla possibilità di sbagliare anche solo una partita. Arrivare in finale è stato magnifico, non ci sono parole per descrivere l’oro all’Europeo.
Oltre ai successi azzurri, sei reduce da due scudetti di fila con Vero Volley. Vincere è difficile, rivincere lo è ancora di più...
Assolutamente sì. L’anno scorso è stato bellissimo, quest’anno ancora di più, anche perchè è stato il mio ultimo anno nelle giovanili. Chiudere un percorso così intenso in questo modo è stata la cosa più bella che mi potesse capitare.
Ora, ti aspetta il salto nel mondo dei grandi. Hai più paura per quello che ti aspetta o voglia di metterti in gioco?
All’inizio dell’anno, avevo paura perchè non sapevo cosa aspettarmi. Ora come ora, oltre alla naturale tristezza per abbandonare il percorso giovanile, mi sento pronto e consapevole. La mia famiglia mi ha sempre sostenuto e sono certo che continuerà a farlo. La possibilità di giocare con atleti professionisti mi dona certezze in più. Certamente, dovrò lavorare e migliorare ancora sul fondamentale della ricezione e della difesa. La palla viaggia molto più veloce e i giocatori sono più esperti: ci vorrà qualche mese per abituarmi al ritmo. Mi sento molto sicuro, però, sull’atteggiamento e su quello che do agli altri. Il mio punto di forza è riuscire a pensare subito all’azione dopo e a non quello che è stato.
Il tuo sogno nel cassetto?
Senza dubbio, le Olimpiadi.