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Brescia
di CRISTINA SCARONI 15 mag 2019 12:36

Brescia, ripensaci!

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La serata conclusiva del ciclo d'incontri "I giovedì della Missione", dal titolo "Brescia, ripensaci!", ha visto la partecipazione della cittadinanza che ha aderito alla campagna contro l'armamento nucleare italiano. Il 23 maggio si terrà anche un convegno, organizzato da OPAL, dal titolo "Legittima difesa e armi in Italia: l'altra faccia della medaglia"

“Brescia, ripensaci!” è il titolo della serata conclusiva del ciclo “I Giovedì della Missione”, tenutasi giovedì 9 maggio, organizzato dagli Istituti missionari della città. L’invito è la traduzione territoriale della Campagna “Italia, ripensaci!” che, dal 2017, Senzatomica e Rete Italiana per il Disarmo promuovono con la volontà che l’Italia si unisca ai 122 Paesi firmatari del Trattato per l’Abolizione delle Armi Nucleari. La spesa militare italiana complessiva ammonta a 25 miliardi di euro all’anno, con un costo variabile da 20 a 100 milioni per mantenere le armi nucleari sul suolo italiano, tra le quali le bombe atomiche americane B-61 custodite a Ghedi (rapporto Milex 2018). Un sondaggio condotto nei Paesi che ospitano testate nucleari USA promosso da ICAN e dai suoi partner nazionali mostra che 7 italiani su 10 vorrebbero l’adesione dell’Italia al Trattato, e 3 su 5 chiedono che le armi USA vengano rimosse dal territorio nazionale. A parlare della realtà bresciana, dove sono 47 su 205 i comuni aderenti alla Campagna, sono stati Piergiulio Biatta, presidente di OPAL (Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere) e don Fabio Corazzina, parroco di Santa Maria in Silva.

Biatta ha presentato ICAN, la rete mondiale Nobel per la Pace 2017 grazie al lavoro che ha portato al Trattato contro le armi atomiche. “Sono mesi che il tema del nucleare non compare nel dibattito politico e la Chiesa ha una posizione attendista” dichiara don Corazzina, sollevando alcune questioni: “Se tutto è legale, perché è impossibile ottenere trasparenza dei dati sulle armi a Brescia? Riguardo alla legittima difesa: avere armi in casa davvero darà maggior sicurezza? Se le armi sono collocate in una logica di mercato libero, e quindi di guadagno, rispondono realmente a una domanda di difesa?”. L’attenzione è posta anche sul rapporto tra banche e finanziamenti armieri, etica civile e nonviolenza. Alla provocazione spesso rivolta quando si parla di chiudere le fabbriche di armi "E gli italiani che verrebbero lasciati a casa?” risponde che all’aumento del fatturato non corrisponde automaticamente l’aumento di manodopera (dati OPAL). Denuncia il linguaggio usato per discutere di armi, con riferimento all’esposizione di armi Exa che, secondo un articolo pubblicato a gennaio sul Giornale di Brescia e dopo il quale non sono seguiti aggiornamenti, tornerà in città a novembre: “Exa è diventata acronimo di ‘Energie X l’Ambiente’, che propone ‘economia circolare e sostenibilità’ e il cacciatore diventa ‘custode del creato’. Tutto è stato sdoganato”. Il 23 maggio si terrà anche un convegno, organizzato da OPAL, dal titolo "Legittima difesa e armi in Italia: l'altra faccia della medaglia". L'appuntamento è per le ore 18 presso la Chiesa di S.Giorgio a Brescia. 

CRISTINA SCARONI 15 mag 2019 12:36