Cei: pace, giovani e comunità accoglienti
Dal Consiglio episcopale permanente emergono alcune priorità per il cammino delle Chiese in Italia. I vescovi indicano anche la necessità di una conversione missionaria e di comunità capaci di accogliere e accompagnare le fragilità del presente
Pace, trasmissione della fede, vita delle comunità, giovani, iniziazione cristiana, uso delle risorse economiche e orientamenti per il cammino ecclesiale: il comunicato finale del Consiglio episcopale permanente restituisce un’agenda ampia, nella quale i vescovi tengono insieme dimensione pastorale, responsabilità istituzionale e lettura del tempo presente. Riuniti a Roma dal 23 al 25 marzo sotto la guida del card. Matteo Zuppi, i presuli indicano come punti di riferimento “l’esigenza di una conversione missionaria”, “la centralità della trasmissione della fede”, il rilievo della corresponsabilità ecclesiale e la necessità di individuare “strumenti, tempi e momenti di verifica comuni”. Tra le priorità vengono richiamate “l’iniziazione cristiana, la missione e la pace”. In questo quadro si collocano anche l’approvazione del testo sull’identità dei padrini e delle madrine, chiamati a essere “ponte” e “raccordo” tra famiglia e comunità, e i nuovi criteri per la gestione dei fondi 8xmille, fondati su “trasparenza, rendicontabilità, tracciabilità e comunicabilità”. Il punto di partenza è una constatazione netta: “la fede non può essere più data per scontata” e la società “non fa più normalmente riferimento al Vangelo”.
Dentro questo orizzonte si colloca la riflessione sulla condizione delle comunità cristiane. Il comunicato parla di una società segnata da “solitudini, fragilità familiari, domande di senso e nuove forme di povertà materiale e spirituale”, e registra una “sempre più evidente e diffusa fame di comunità”. A questa attesa corrisponde però la fatica di trasformare i bisogni individuali in un’esperienza condivisa di fede, speranza e carità. Per questo i vescovi insistono sulla necessità di creare “comunità vere, capaci di accogliere chi cerca, accompagnare chi si riavvicina alla fede, sostenere i catecumeni” e rendere visibile “una carità che non sia ridotta a semplice assistenza”. Da qui anche il richiamo a una “creatività pastorale” che rafforzi il tessuto comunitario e sostenga il ministero ordinato. In questo quadro si inserisce lo sguardo rivolto ai giovani, descritti come “bisognose e desiderose di parole credibili, di adulti autorevoli e di una presenza ecclesiale capace di accompagnare”. Il tema si lega al valore dell’unità, indicata come tratto costitutivo della vita ecclesiale in un contesto culturale “non di rado segnato da contrapposizioni esasperate”.
Su questo sfondo si inserisce anche la lettura dello scenario internazionale. Il passaggio più netto del comunicato resta quello dedicato alla guerra: “non ci si può assuefare alla guerra né al linguaggio che la giustifica o la banalizza”. I vescovi rinnovano la vicinanza alle Chiese del Medio Oriente, segnate “dalla violenza, dall’insicurezza e dalla paura”, ed esprimono preoccupazione per uno scenario nel quale il conflitto continua a presentarsi come “strumento ordinario di risoluzione delle controversie”. La denuncia si accompagna al richiamo delle conseguenze globali, tra cui “la crisi energetica che rischia di pesare sulle famiglie e sulle persone più vulnerabili”. Di qui “la necessità di educare alla pace”, di sostenere “ogni sforzo diplomatico”, di custodire “il valore del diritto internazionale” e di rilanciare il ruolo dell’Europa. Nel loro insieme, i temi affrontati dal Consiglio permanente delineano una Chiesa che prova a tenere uniti annuncio del Vangelo e qualità della vita comunitaria. Il punto di fondo è una Chiesa chiamata a mostrarsi “missionaria”, con “mitezza e chiarezza”, in uno stile di “prossimità, fraternità e ascolto”.
Nella tradizionale conferenza stampa che chiude il Consiglio permanente, mons. Giuseppe Baturi, segretario generale della Cei, ha ricordato alcuni significati passaggi dei lavori del Consiglio stesso, a partite dalle novità introdotte dai Vescovi alle “Linee guida” della Cei in materia di investimenti etici e sostenibili. Tra gli aggiornamenti c’è a che l’invito ad sstenersi da investimenti su imprese che trafficano armi o persone. Le ragioni di questo invito sono state spiegate dallo stesso segretario generale della Cei “Individuare criteri chiari perché anche gli investimenti abbiano la forza di cambiare il mondo, a partire dalla Dottrina sociale della Chiesa”, lo scopo del testo, che contiene “una lista di criteri, in positivo e in negativo”, da offrire al popolo cattolico in materia economica. Tra i criteri in negativo, ha anticipato Baturi, oltre a quelli citati figurano la raccomandazione di non investire su “tutte quelle realtà che non sono particolarmente sensibili al tema della giustizia, o che trattano male gli operai”. Tra i criteri in positivo del documento, da favorire dunque in materia di investimenti finanziari, figurano invece quelli di favorire aziende che “privilegiano un corretto rapporto con la natura, la giustizia lavorativa e ambientale, il rispetto della vita umana dall’embrione fino alla fine naturale, le migrazioni, il rifiuto della guerra”. Il testo approvato in questi giorni dal Consiglio permanente aggiorna un analogo documento stilato nel 2000, “per tenere in debito conto i cambiamenti avvenuti in questi ultimi decenni”, ha precisato il segretario generale della Cei. Altro testo approvato in questi giorni dai vescovi in materia economica, un documento sulla gestione dei fondi dell’8xmille, “che continua il lavoro intrapreso sulla trasparenza della rendicontazione e sulla serietà dell’informazione”: “Il modo di gestire i beni temporali fa parte del discepolato, e anche il Sinodo della Chiesa universale aveva chiesto uno sforzo maggiore in questo senso”, ha ricordato Baturi.
Foto Siciliani - Gennari/SIR